Tobruk, nessun riscontro di navi italiane in acque libiche

News

Tobruk, nessun riscontro di navi italiane in acque libiche

Nel fine settimana, il governo provvisorio di Tobruk, in Libia, aveva lanciato pesanti accuse all’Italia per il presunto sconfinamento di tre imbarcazioni della marina italiana in acque territoriali libiche.

Da Roma era arrivata una secca smentita e il sospetto di una manovra strumentale tesa a screditare il ruolo internazionale dell’Italia si era già fatto avanti. Nei giorni scorsi, però, questa lettura dei fatti sembra avere trovato conferma nelle dichiarazioni rese dall’ambasciatore di Tobruk alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi. Quest’ultimo, infatti, intervistato dall’agenzia di stampa Ansa, avrebbe cercato di smorzare la polemiche precisando che “prima di muovere l’accusa che tre navi da guerra italiane sono entrate nelle acque libiche, servono conferme, e io per ora non ho alcun riscontro”. Certo, ha proseguito Dabbashi, “nel caso fosse vero, sarebbe molto serio”, salvo chiarire di essere convinto che quelle navi non fossero affatto italiane.

La durezza del comunicato proveniente da Tobruk si spiega considerando che “il governo libico non ha istituzioni solide”, ha spiegato Dabbashi, “spesso alcuni esponenti agiscono sulla base di indiscrezioni dei media, che a volte si rivelano non esatte”.

È probabile che tutto sia partito da qualcuno che vuole “trarre beneficio da posizioni nazionaliste”, “qualcuno che fa parte dell’ambiente militare”, suggerendo così, e in modo neppure troppo velato, che possa trattarsi di personaggi vicini al generale Khalifa Haftar, attuale capo di stato maggiore del governo di Tobruk che potrebbe non riuscire ad avere un ruolo politico dopo la pacificazione della Libia secondo le linee guida tracciate dal delegato ONU Bernardino Leon.

A suggerire ulteriori riflessioni sono arrivate anche le parole dell’ambasciatore libico in Italia, Ahmed Safar, il quale ha spiegato che “la popolazione libica è molto sensibile al tema di un possibile intervento militare non richiesto nel Mediterraneo” e che “pertanto le recenti notizie che riflettono tali minacce potrebbero alimentare sentimenti anti occidentali, se non vengono trattate con delicatezza”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche