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Tor, l’Fbi offre un milione di dollari per violare il sistema di sicurezza

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Tor, l’Fbi offre un milione di dollari per violare il sistema di sicurezza

Lo hanno ideato Roger Dingledine e Nick Mathewson, si chiama Tor ed è un progetto scientifico matematico che si è concretizzato nella creazione di un software in grado di garantire la possibilità di comunicare via internet mantenendo l’anonimato.

Rete, web, internet, email e anonimato non sono quello che si può dire termini che è facile riportare all’interno di uno stesso contesto, ma Tor, ad oggi, sembra essere l’unico sistema sicuro per inviare informazioni a qualcuno mantenendo nascosta la propria identità. Finora nessuno è mai stato in grado di violarlo del tutto. Qualcosa filtra, di tanto in tanto, ma Tor è utilizzato in modo ormai stabile da moltissime associazioni per la protezione dei diritti umani, che ricevono preziose indicazioni dai loro informatori che operano in zone difficili, dove mantenere nascosta la propria identità risulta di importanza vitale.

Ora sembra che ad interessarsi a Tor sia stato l’Fbi, che avrebbe offerto una sorta di taglia da un milione di dollari a chiunque sia in grado di dimostrare in quale modo violare i protocolli di sicurezza del software.

L’affermazione è partita da uno dei fondatori, Roger Dingledine, attuale direttore del progetto Tor, secondo il quale l’Fbi avrebbe pagato appunto un milione di dollari a un gruppo di ricercatori della Carnegie Mellon University per scoprire l’identità di alcuni utenti nell’ambito di un’operazione di polizia.

Secondo quanto ha riportato il quotidiano online Ars Technica, per tutta risposta, un portavoce dell’Fbi avrebbe dichiarato che “l’accusa di aver pagato un milione di dollari per sfruttare le vulnerabilità di Tor è imprecisa”. Imprecisa, ma non falsa, come hanno notato tutti. L’Fbi, quindi, sembrerebbe non avere smentito affatto il proprio interessamento per il protocollo Tor, che peraltro è stato violato di recente (era lo scorso luglio), quando fu individuata e svelata l’identità di alcune persone coinvolte nel mercato della droga.

Le preoccupazioni legate a questo interesse nei confronti di Tor sono di due tipi. La prima è quella del team di programmazione, che non vede di buon occhio il fatto che la polizia si appoggi al mondo della ricerca universitaria per provare a individuare i punti deboli del protocollo. La seconda è quella delle associazioni per i diritti umani, il cui successo nel poter documentare le atrocità che si commettono in varie parti del pianeta poggia in buona parte sulla garanzia di protezione offerta dall’anonimato.

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