TORINO città della scala sociale. All’indietro

Torino

TORINO città della scala sociale. All’indietro

La crisi è una questione di costi, certo. Ma non solo economici.
Proviamo a chiederci, per esempio, quanto costa scendere la scala sociale: il problema non è solo guadagnare meno dei propri genitori, ma svolgere lavori meno dignitosi, più precari, meno qualificati.
E a Torino il problema è particolarmente articolato. Perché, se altre grandi città italiane hanno vissuto d’arte e turismo, di sole e di mare, di investimenti stranieri, Torino è quella che fa più fatica a uscire dal’era industriale, a re-inventarsi, a proporsi come qualcosa di diverso. A fornire opportunità di lavoro. Per questo, nella classifica del Sole24ore basata su 36 parametri Torino si trova agli ultimi posti come qualità della vita. Questa qualità è determinata da una generalizzata discesa da una classe sociale di partenza all’altra, e che riguarda soprattutto la generazione di quelli nati negli anni Settanta. Sono i figli dei “professionisti”, istruiti nei migliori licei della città e poi all’Università di Torino.

Oggi questi ultratrentenni-quarantenni non solo guadagnano meno dei loro genitori architetti, psichiatri, ingegneri, professori, ma soprattutto stanno progressivamente abbandonando quella classe sociale di appartenenza per scendere, progressivamente, un gradino più sotto. De qualificati economicamente e professionalmente,tendono a guardare con nostalgia a quella classe sociale in cui sono nati, ma in cui al momento, non rientrano più.

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