Torino: disoccupato ottiene un posto da 50.000€ l’anno grazie al papi

Torino

Torino: disoccupato ottiene un posto da 50.000€ l’anno grazie al papi

Qual è il confine tra amore per la famiglia e nepotismo?

La questione è vaga, e dà spunto a diversi politicanti, come la Santanché, per giustificare reati contro il cittadino (vedi il meraviglioso “Buongiorno” di Gramellini di sabato scorso). Vi sono casi però che risultano chiarissimi, come quello dell’ex direttore amministrativo di Aress, Pietro Cicorella, indagato dalla Procura di Torino con l’accusa di falso, truffa e peculato, per aver voluto togliersi dal cuore il peso della disoccupazione del figlio.

Come? Facendo in modo che l’agenzia interinale scelta per trovare il personale, ritenesse come miglior candidato proprio suo figlio (!).

Lo stipendio?

Più o meno 5000 euro al mese.

“Sciacalli!”, dirà qualcuno, “sicuramente fa un lavoro che merita quello stipendio!”.

A questa ragionevole obiezione si può rispondere:

1) Il ragazzo era preposto alla mansione di sorvegliante notturno, un lavoro che, in media, non produce 5000€ di stipendio (avete mai sentito dire “ricco come un sorvegliante?”)

2) Il figlio di papà non si presentava nemmeno, il cartellino veniva timbrato dalla segretaria.

La truffa è stata scoperta dagli uomini del Nas.

Claudio Zanon, direttore generale dell’ente per la programmazione sanitaria ha detto: “Noi non sapevamo che fosse il figlio di Cicorella perché negli elenchi dei dipendenti c’erano i nomi solo dei lavoratori diurni”.

La cosa peraltro sembra strana e sospetta e da chiarire e da indagare . Com’è possibile che vi fossero solo scritti i diurni? Hanno i nomi più belli, più corti, più anonimi?

Inoltre l’uomo ha affermato: “Quando è venuta fuori l’intera storia ho provveduto a togliere le deleghe a Cicorella che era direttore amministrativo storico dell’Aress.

Il figlio ovviamente non si è più presentato e anche la segretaria è stata trasferita in Regione”.

Anche qui abbiamo un paio di obiezioni:

1) il ragazzo non si presentava già prima, quindi dire che non si presenta non è una gran affermazione; “licenziato” sarebbe meglio.

2) Il lavoro in Regione è così poco trasparente da mandare una persona che timbra i cartellini per gli altri?

3) L’agenzia interinale ce la siamo dimenticata? Pare che se un’agenzia aiuta qualcuno a perpetrare un reato, è complice dello stesso (ovviamente questo lo lasciamo da chiarire ai Nas).

Aspettiamo aggiornamenti sul caso.

Vittorio Nigrelli

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*