Torna l’ombra dell’Epo sul ciclismo, fermato il francese Mondory

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Torna l’ombra dell’Epo sul ciclismo, fermato il francese Mondory

Il tribunale dell’Uci competente in materia di antidoping ha squalificato Lloyd Mondory per quattro anni a seguito dell’accertamento uso di Epo da parte del ciclista.

Il 33 enne corridore francese in forza alla Ag2r è stato sottoposto a un controllo lo scorso 17 febbraio, nell’ambito del quale è risultato positivo all’Epo. Dal successivo mese di marzo, dopo la partecipazione ad una gara (le Strade Bianche) era stato sospeso in attesa del giudizio dell’Unione Ciclistica Internazionale, arrivato infine negli ultimi giorni. Mondory non è mai stato un corridore di punta, ma neppure un gregario di secondo piano: campione nazionale fra i dilettanti nel 1999, professionista dal 2004, primo in classifica scalatori alla Tirreno Adriatico nel 2008, vincitore di tappe alla Vuelta Burgos, all’Etoile de Besseges e alla Paris Correze.

L’eritropoietina, o Epo, è un ormone che l’organismo umano produce in maniera naturale, ma la sua versione riprodotta in laboratorio ha una lunga storia nel mondo del ciclismo.

L’Epo, infatti, migliorando le capacità di trasporto di ossigeno del sangue verso i muscoli, rende più competitivi gli atleti. Oltre ad essere riconosciuta come pratica dopante, la somministrazione di Epo conduce ad un incremento di densità del sangue tale che si dice che molti ciclisti che vi facevano ricorso fossero costretti a dormire con un cardiofrequenzimetro collegato ad un allarme, che li svegliava ogni volta che le pulsazioni scendevano sotto una determinata soglia, in maniera che potessero alzarsi e fare subito esercizio fisico per alzare i battiti e evitare conseguenze.

Lo scandalo più grande di tutti risale al 1998, quello della Festina al Tour, ma i corridori che hanno costruito le loro vittorie sull’Epo sono stati moltissimi (uno dei più conosciuti è Lance Armstrong). Negli ultimi anni, la situazione nel mondo del ciclismo professionistico è cambiata, a detta di molti, ma la vicenda di Mondory richiama alla memoria gli anni e i momenti peggiori di questo sport.

Altri, per contro, sostengono che, in realtà, la situazione non è mai cambiata. La velocità media del vincitore del Tour ha iniziato ad alzarsi in modo netto a partire dall’inizio degli anni novanta, salendo da 35-36 km/h a 39-40. Armstrong ha corso il Tour del 2005 a quasi 42 km/h di media, il Tour del 1997, quando ancora l’Epo non era entrato nel mirino dell’antidoping, è stato corso ad una media (39.2 km/h) inferiore a quella dell’ultima Grande Boucle (39.6 km/h). Deduzioni a partire da questo genere di dati non provano nulla, è chiaro, ma è pur vero che un Tour de France vinto con una media di 35 km/h sarebbe una boccata di aria fresca. La stagione 2015 si è conclusa poche settimane fa e le gare riprenderanno a fine inverno con la stagione delle classiche, cui seguiranno il Giro d’Italia e il Tour de France.

Per amore del ciclismo, ci si augura sempre di non dover parlare di Epo o di doping in generale, ma la possibilità di doverlo fare resiste sempre.

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