Tour de France 2015: ora ci sono le Alpi. Sospetti di doping su Froome

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Tour de France 2015: ora ci sono le Alpi. Sospetti di doping su Froome

Riparte oggi il Tour de France 2015, dopo il secondo e ultimo giorno di riposo.

Non che finora si sia scherzato (affatto, la corsa è stata durissima, forse il tracciato più difficile degli ultimi anni), ma ora si fa sul serio, perché la strada, da oggi, si impenna, inseguendo salite e discese fra paesaggi alpini che potrebbero trasformarsi per qualcuno in consacrazione o inferno.

Qui, in passato, c’è chi ha vinto e chi ha perso il Tour, a volte contro ogni pronostico, quindi i quasi otto minuti di ritardo di Nibali non devono preoccupare, ancora meno i poco più di tre di Nairo Quintana.

Oggi cinque gpm in programma, da Digne les Bain a Pra Loup (161 km), con la famosa e difficilissima discesa che conduce ai piedi del Pra Loup. Domani 186.5 km da Gap a Saint Jean de Maurienne, con una tappa ancora popolata di gpm. Venerdì e sabato, infine, salite terribili nelle tappe da Saint Jean de Maurienne a La Toussuire-Le Sybelles (138 km) e da Modane Valfrejus all’Alpe d’Huez.

Insomma, di occasioni per reinventare la classifica ce ne sono in abbondanza.

Si tratta di avere le gambe, adesso, niente di più semplice, niente di più difficile.

Nibali può risalire diverse posizioni, ma è difficile possa arrivare alla maglia gialla, perché dovrebbero andare in crisi più o meno in contemporanea sette corridori prima di lui. Ciò non toglie che possa e debba provarci, anche perché, proprio in virtù della sua posizione, potrà godere di una certa libertà.

Chi invece può ancora puntare alla maglia gialla sono Nairo Quintana e Alberto Contador, con distacchi fra i 3 e i 4 minuti. Difficile, anche per loro, ma non impossibile.

Tutto dipenderà da come sta il leader, il britannico kenyano Chris Froome, finora assoluto padrone della corsa, talmente tanto da destare sospetti di doping a più riprese.

A parte le gesta sconsiderate dei tifosi, che non meritano neppure di essere riportate, è stato un tecnico francese, Pierre Sallet, a rendere pubbliche le sue valutazioni circa la prestazione di Froome nella salita finale di La Pierre-Saint-Martin, sui Pirenei.

Secondo Sallet, intervenuto nel programma televisivo ‘Stade 2’, la maglia gialla avrebbe sviluppato in quell’occasione una potenza di più di 7 Watt per kg di peso.

Un valore che ai più dice poco, ma che agli appassionati di ciclismo suona familiare come il maledetto valore che riescono a sviluppare solo gli atleti dopati.

Il fondamentale numero da usare per il calcolo della potenza sviluppata è il peso del corridore, che Sallet ha ipotizzato uguale a 71 kg, mentre, secondo i tecnici del Team Sky (la squadra di Froome), oscilla fra i 67 e i 68 kg. Risultato: secondo il Team Sky la potenza sviluppata sulla salita pirenaica non supera i 5.8 Watt per kg di peso, valore che si può senz’altro definire più normale.

I sospetti su Froome non si sono però affatto placati: il Tour, da questo punto di vista, è prigioniero dei dolorosi eventi passati, di dieci anni almeno di vittorie inquinate (e di chissà quante altre prima) e di condanne che, di continuo, colpiscono i corridori.

In più, oggi aleggiano i sospetti sul doping tecnologico, quello che consisterebbe nel dotare le biciclette di motorini elettrici in grado di fornire quei Watt che, in salita, fanno la differenza, nonché quello contro il quale i sistemi di controllo adottati al momento sono da molti definiti inefficaci.

Non c’è dubbio che Froome, in quella salita, abbia impressionato e neppure possono esserci dubbi sul fatto che, statistiche alla mano, chiunque, negli ultimi anni, abbia primeggiato con un tale distacco non sia risultato pulito. Però i controlli ci sono e bisogna presumere funzionino: guardare il Tour con gli occhi del sospetto non è una soluzione, non è giusto e, tutto sommato, non ha senso.

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