Tour de France 2015: Pirenei fatali a Nibali, Froome domina

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Tour de France 2015: Pirenei fatali a Nibali, Froome domina

La prima tappa pirenaica di questo Tour de France 2015 è stata fatale per tutti e consacra Chris Froome dominatore assoluto della corsa.

Da Tarbes a La Pierre Saint Martin, 167 km con gli ultimi 20 km circa in ascesa più o meno costante: è bastato questo per chiudere, con ogni probabilità, questo Tour, cucendo in via definitiva sulle spalle del capitano del Team Sky la maglia gialla.

Accade tutto nell’ultima salita. Gli uomini di Froome impongono un ritmo altissimo e fanno subito selezione, creando un gruppo in cui ci sono tutti i big.

Nessuno strappo, il britannico spinge un rapporto leggerissimo con una frequenza pazzesca, dovrebbe avere il cuore a mille, e invece non è affatto così. Fa un cenno ai suoi e la velocità si alza ancora.

Il primo a staccarsi è Nibali, quando alla vetta mancano circa 10 km. Le gambe non vanno e Vincenzo capisce subito che, per chiudere la tappa e sperare in momenti migliori, deve salire con il suo passo, perché quello della maglia gialla non è per nulla alla sua portata.

Per un attimo sembra potersi ricongiungere, ma poi, pian piano, la sagoma dei primi, lì davanti, si fa sempre più piccola, fino a non essere più visibile. Vincenzo Nibali, vincitore al Tour lo scorso anno, transita sul traguardo con 4’26” di ritardo sul vincitore di tappa, Froome: ha preso qualcosa come mezzo minuto al km, davvero troppo per poter ancora pensare di ambire alla vittoria finale e, a questo punto, forse anche al podio.

Non passa molto dal crollo di Nibali che si stacca anche un altro fuoriclasse, Alberto Contador. A impressionare è il ripetersi della scena precedente: mentre Froome mulina come un forsennato davanti a tutti, lo spagnolo realizza che così non può andare avanti, scuote la testa e si lascia sfilare in fondo al gruppo, fino a staccarsi. Nibali ha ammesso di avere sbagliato la preparazione, e già prima del Tour (Giro del Delfinato) aveva dato segnali di una forma fisica imperfetta: il suo crollo, annunciato dalle difficoltà sul Mur de Bretagne, ci può stare.

Ma Alberto Contador ha dominato il Giro d’Italia, in salita è sempre fra i migliori, è sopravvissuto alla prima settimana senza particolari disavventure, è circondato da una squadra forte e esperta, sebbene priva di Ivan Basso. Il suo crollo è arrivato del tutto inatteso: il fatto è che Froome viaggia come se fosse in moto, è impossibile stargli dietro, punto e basta. Lo spagnolo transita all’arrivo con 2’51” di ritardo.

L’unico che sembra reggere è uno scalatore puro come Nairo Quintana, uno a cui la salita di ieri non dovrebbe fare per nulla impressione. Il colombiano segue la maglia gialla come un’ombra, ma Froome, ad un certo punto, realizza che si è già liberato di due avversari diretti e che, si scrollasse di dosso anche il terzo, potrebbe dire di aver chiuso il Tour. Allora, incredibile a dirsi e vedersi, il britannico accelera ancora un’andatura già alta, modificando ancora la frequenza di pedalata.

Fa subito il vuoto, Quintana interpreta il gesto come uno scatto, non abbocca e inizia a ricucire pian piano. Solo che non si tratta di uno scatto, ma di un permanente aumento di velocità che non è sostenibile neppure per uno specialista della montagna come lui, seppure alla prima salita vera del Tour. Il colombiano è quello che è andato meglio, fra gli avversari di Froome, accusando un ritardo di un minuto circa, piazzandosi terzo all’arrivo di tappa, superato nel finale da Richie Porte, anche lui del Team Sky.

Froome ha effettuato un’ascesa di circa 20 km al 7.5% di pendenza media ad una velocità media di 23 km/h. C’è da non crederci.

Classifica finale ridisegnata e, salvo ritocchi ai distacchi e rimescolamenti dal secondo posto in già, definitiva per quanto riguarda la maglia gialla: 1. Froome in 35h56’36”, 2. Van Garderen a 2’52”, 3. Quintana a 3’09”, 4.

Valverde 4’01”, 5. Thomas 4’03”, 6. Contador 4’04”, 7. Gallopin 4’33”, 8. Gesink 4’35”, 9. Barguil 6’12”, 10. Nibali 6’57”.

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