Tour de France 2016, doping e ciclismo

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Tour de France 2016, doping e ciclismo

doping e ciclismo

Doping e ciclismo, il binomio che non si riesce a smontare. A pochi giorni dall’inizio del Tour 2016 ecco cosa aspettarsi.

Al via del prossimo Tour de France ci saranno le squadre con i loro capitani. Ma in loro compagnia ci sarà anche il solito spettro che insegue il ciclismo da molti anni, quello del doping. Vediamo cosa ci si può aspettare.

Fare previsioni sul doping è cosa molto difficile. Il sistema di controlli stesso è sempre, si dice, un passo indietro rispetto a quello dell’inganno. In passato si è parlato soprattutto di eritropoietina, l’epo, quella assunta, per sua stessa ammissione, dall’americano Lance Armstrong, ad esempio. Adesso, però, la situazione potrebbe essere molto più complessa.

I sospetti sull’uso di motorini

Si è parlato in diverse occasione dei cosiddetti motorini. Si tratterebbe di piccoli congegni montati nel telaio delle biciclette che sarebbero in grado di fornire all’atleta un wattaggio supplementare in grado di alternarne in modo molto significativo la prestazione.

Non ne sono mai stati trovati, almeno finora, ma della loro esistenza sono in molti a essere certi.

Uno è l’ex ciclista Greg Lemond, che in un’intervista alla Gazzetta dello Sport nel maggio dello scorso anno si spinse ad affermare che i motorini da bici “esistono”. “Ho usato una bici che ne aveva uno” disse Lemond, “ho incontrato l’inventore e ne abbiamo parlato, 50 o 100 watt per un motore non sono niente, se tu vai a 400 watt su una salita, l’extra di 50 significa minuti”. Se così fosse, per l’individuazione sarebbe sufficiente, sempre stando alle dichiarazioni di Lemond, un rilevatore di calore, perché “i motori creano caldo e li puoi vedere”. A parte questo, si parlò di una soluzione drastica: “vietare i cambi di bici in gara a meno di un serio problema meccanico”.

Le possibilità del doping genetico

La guerra ai motorini potrebbe quindi essere semplice da combattere, mentre altrettanto non potrebbe dirsi per quella al cosiddetto doping genetico.

È la frontiera del doping e consiste nell’indurre vere e proprie alterazioni alle caratteristiche degli atleti. Se ne parla da anni (una conferenza della Wada su questo tema si tenne nel 2002, ad esempio), ma finora non è mai stato accertato alcun vero caso.

Si dice che, con il doping genetico, sia possibile intervenire su un ciclista al punto da trasformarlo da crono man, ad esempio, in scalatore di primo livello. Il doping genetico, inteso come uso non terapeutico di cellule e geni allo scopo di migliorare le prestazioni sportive, rientra fra i metodi proibiti dal Cio sin dal gennaio del 2003. Difficile capire, in gara, se un ciclista possa avere fatto ricorso al doping genetico. L’introduzione, qualche anno fa, del passaporto biologico da parte dell’Uci può essere senz’altro d’aiuto, ma l’impressione è che, su questo punto, la medicina proibita sia davvero troppo avanti, almeno per il momento.

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