Trapani, comunali: D’Alì abbandona campagna elettorale

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Trapani, comunali: D’Alì abbandona campagna elettorale

D'Alì
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Il senatore di Forza Italia, Antonio D’Alì, abbandona la campagna elettorale come candidato sindaco a Trapani. Il parlamentare ieri ha ricevuto da parte della Dia di Palermo la notifica di una misura di prevenzione per obbligo di soggiorno nel comune di residenza da discutere nel prossimo mese di luglio, perché ritenuto “socialmente pericoloso”.

D’Ali parla di persecuzione

Sulla sua situazione processuale deve ancora esprimersi la corte di Cassazione. Il senatore però parla di “persecuzione giudiziaria”.

Due volte assolto – ha ricordato D’Alì nella sua nota – e nuovamente aggredito. Ieri, dopo appena un’ora dalla chiusura della presentazione della mia candidatura e delle liste per l’elezione a Sindaco di Trapani, con tempistica cadenzata in maniera da precludere ogni alternativa, ho ricevuto una assolutamente imprevedibile ed ingiusta proposta di misura di prevenzione per obbligo di soggiorno nel comune di residenza da discutere nel prossimo mese di luglio”.

Per il candidato sindaco il messaggio è inequivocabile: “qualcuno vuole e può far sì che io non possa impegnarmi come Sindaco nel far diventare Trapani la città civile ed all’avanguardia per la quale ho sempre disperatamente lottato.”

D’Alì ha momentaneamente sospeso la sua campagna elettorale: in queste ore incontrerà Silvio Berlusconi a Roma per decidere come gestire la situazione.

Sento il dovere in questo momento di sospendere ogni mia personale attività di campagna elettorale, torno amareggiato a Roma per onorare come di consueto il mandato parlamentare, poiché ritengo che, pure essendo stato assolto da ogni accusa anche in appello, non potrei condurre le opportune iniziative con questo carico di infamia scaricatomi addosso! Già, io sarei socialmente pericoloso! Per mia sventura io sono solamente ‘politicamente da abbattere” ha concluso il senatore.

I precedenti

In precedenza D’Alì era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ha sempre smentito ogni suo coinvolgimento. Nell’ottobre 2011 la procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio, e nel maggio 2012 viene deciso il processo con rito abbreviato davanti al tribunale di Palermo. Il 14 giugno 2013 i Pm chiedono la condanna di D’Alì a 7 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa.

Il 30 settembre 2013 il Gup di Palermo Gianluca Francolini ha assolto il senatore del Pdl per i fatti successivi al 1994 e ha dichiarato la prescrizione per quelli precedenti.

La procura annuncia ricorso in appello. Il 23 settembre 2016 la Corte d’Appello di Palermo assolve D’Alì per i fatti successivi al 1994 e dichiara prescritti quelli precedenti, confermando quindi la sentenza di primo grado.

Una serie di collaboratori di giustizia, hanno però sempre parlato di una sua “piena disponibilità nei confronti dei massimi esponenti della mafia trapanese”. Una disponibilità che non è legata ad alcun patto siglato con i padrini, i quali, in ogni caso, gli hanno dato il loro “appoggio elettorale” ai tempi della prima candidatura al Senato.

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