Trattativa Stato Mafia: Napolitano vince contro la Procura di Palermo COMMENTA  

Trattativa Stato Mafia: Napolitano vince contro la Procura di Palermo COMMENTA  

I giudici della consulta costituzionale hanno accolto il ricorso del Presidente della Repubblica contro i pm di Palermo, in merito alle intercettazioni con Napolitano e ne  hanno pertanto disposto la distruzione, affermando che  ” non spettava a loro decidere sulla rilevanza delle intercettazioni”

La diatriba aveva avuto inizio lo scorso 16 luglio, dopo che era saltata agli onori della cronaca la notizia delle intercettazioni telefoniche fra Mancino (l’intercettato) e Napolitano ( casualmente intercettato).

Il telefono dell’ex ministro degli Interni Nicola Mancino era stato posto sotto controllo ,essendo  indagato nell’inchiesta che la Procura di Palermo stava conducendo in merito alla Trattativa Stato/Mafia negli anni ’90, ( stragi di Falcone e Borsellino) . Proprio tra il 7 novembre ed il 9 maggio, Mancino aveva telefonato quattro volte a Napolitano per chiedergli di aiutarlo ad uscire dalla delicata questione, ma secondo il Colle il contenuto di tali conversazioni andava distrutto immediatamente in quanto violava le prerogative costituzionali del Capo dello Stato.

Diversa l’opinione della Procura di Palermo, che ha sempre sostenuto la rilevanza, se non altro morale del contenuto ( L’uomo e cittadino Napolitano conosce dei fatti che vuole tenere segreti agli italiani)e che avrebbe voluto fosse compito dei gip pronunciarsi in merito all’eventuale distruzione.


L’estate scorsa  Il Capo dello Stato aveva sollevato un conflitto di attibuzioni da cui sono scaturite pagine e pagine di inchieste e reportage che hanno movimentato la nostra estate, insistendo strenuamente sull’art 90 Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione”

Discorso ineccepibile giuridicamente, salvo il fatto che appunto, come cittadino avrebbe potuto superarne lo stallo svelando i segreti di uno dei periodi più bui della storia italiana.


Ebbene dopo la “strana” rimozione dei pm che si occupavano del caso, uno fra tutti Ingroia sbattuto in Guatemala per una missione dell’Onu sul narcotraffico, e la  loro sostituzione con magistrati di spessore e pasta differente, oggi apprendiamo la catastrofica decisione della consulta.


Ingoria amareggiato ha dichiaratoLa sentenza conferma che la ragione politica in Italia prevale ancora sul diritto” poi prosegue nello sfogo “Fa rabbia che la Corte Costituzionale non si sia accontentata di dare ragione al Quirinale, ma abbia voluto dare una bacchttata alla Procura di Palermo”

Così dopo sono quattro è andato in fumo il lavoro di cinque mesi, mentre a gennaio si conosceranno le motivazioni della sentenza,( a pochi giorne dalla fine del mandato di Napolitano), ed ancora una volta gli italiani sono stati gabbati e  privati del sacrosanto diritto di conoscere segreti democratici, di una presunta democrazia che in realtà non lo è affatto.

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