Trattativa Stato/Mafia: ecco le novità COMMENTA  

Trattativa Stato/Mafia: ecco le novità COMMENTA  

La polemica sulle intercettazioni tra Mancino e Napolitano tiene banco da questa estate come e più di reality, coinvolgendo di fatto gli italiani e tutta la stampa. Si legge sul Corriere un articolo del quirinalista per eccellenza Marco Breda, il quale descrive la condizione che attanaglia il Presidente della Repubblica travolto dagli eventi : “Mesi d’Inferno e non poter fare nulla per uscirne”.

Leggi anche: Champions League: Roma qualificata tra i fischi


 Ecco i fatti :  La bomba è scoppiata per via di un articolo scottante di  Panorama intitolato “Ricatto al Presidente” contenente le ricostruzioni delle telefonate tra Mancino e Napolitano ( vere o false non si sa ancora) sulla trattativa Stato/Mafia.

Leggi anche: Giubileo della Misericordia: il Papa apre la Porta di San Giovanni in Laterano


Prima di raccontare la vicenda  è d’uopo un chiarimento: l’inchiesta sulla trattativa è stata chiusa con 12 richieste di rinvio a giudizio, tra cui boss mafiosi, politici ed esponenti dell’Arma , ovvero Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Antonio Cinà, Massimo Ciancimino ( figlio di Vito), i politici Marcello dell’Utri, , Calogero Mannino, i carabinieri Antonio Subranni, Mario Mori, Giuseppe di Donno e per finire appunto Mancino accusato di falsa testimonianza .

Proprio le pressioni telefoniche di Mancino a Napolitano sono state il casus belli dell’intero teatrino, del conflitto di attribuzioni sollevate dal Colle contro la Procura di Palermo e delle numerose illazioni della stampa.


 Siccome ad andare avanti con i ricatti non si giunge da nessuna parte, il Fatto aveva esortato il Colle a stoppare la campagna diffamatoria , attraverso la divulgazione delle scottanti intercettazioni tra il Capo di Stato e Mancino,( con l’ausilio dei legali dell’ex ministro e con l’Avvocatura di Stato per la pubblicazione); cosa che avrebbe allentato il cappio intorno al collo del Presidente e dissipato ogni equivoco.

L'articolo prosegue subito dopo


 Il buon Napolitano ha invece preferito la fuga, chiedendo la distruzione dei documenti ,(  la Procura tuttavia ha rifiutato, in quanto sarebbe stato illegale),  adducendo come pretesto per il suo silenzio motivazioni piuttosto dubbie:

1)      Il Presidente non possiede né le bobine ( si trovano al sicuro dentro la cassaforte della Procura), né le trascrizioni ( non disposte dagli inquirenti)

2)      Le conversazioni sono coperte da segreto investigativo, per cui se ne parlasse commetterebbe reato.

Il punto è che se Napolitano svelasse i misteri della conversazione non commetterebbe alcun reato, difatti il Codice Penale art 326 punisce esclusivamente : “il pubblico ufficiale e la persona incaricata di un pubblico servizio che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio o, comunque abusando della sua qualità, rivela notizie di ufficio , le quali debbono rimanere segrete”

Ciò vuol dire che, nel caso di intercettazioni segretate, solo i pubblici ufficiali che ne sono depositari ( vale a dire pm e poliziotti) hanno il divieto di rivelarne i contenuti.

Vuol dire anche che , se Napolitano e Mancino volessero realmente chiarire i fatti, pur non possedendo né i nastri, né le trascrizioni, ma alla luce della loro stessa “memoria”, potrebbero tranquillamente esporli con il beneplacito dell’opinione pubblica e non solo.

Utile sottolineare altresì che, riguardo alle polemiche sulla divulgazione a mezzo stampa,  secondo l’art. 379 bis del codice penale, esiste reato solo se viola il segreto investigativo,   dunque i cronisti che apprendono segreti sono considerati legalmente come “utilizzatori finali” di notizie di interesse pubblico e devono restare penalmente immuni.

Purtroppo Napolitano ha deciso di non collaborare, convinto che la Costituzione- cita Marco Travaglio sul Fatto quotidiano, “Lo renda inascoltabile come il Re Sole”

 Da questo caos iniziale è scoppiato un big bang che non si sa bene ancora se porterà alla creazione di qualcosa di nuovo o alla totale distruzione del castello di menzogne che si cela dietro l’arcano.

Dopo il silenzio iniziale, dal Colle è arrivato un comunicato in cui si parla di “Clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune presunte ricostruzioni delle conversazioni  tra il Capo dello Stato ed il Senatore Mancino”, poi rivolgendosi a Panorama aggiunge “alle tante manipolazioni si aggiungono così autentici falsi”.

Sulla nota si legge altresì l’intenzione di voler  insistere nel sollevare il conflitto di attribuzioni con la Procura di Palermo, specificando che il Presidente “ Ne attende serenamente la pronuncia” ritenendo “risibile la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter ricattare il Capo dello Stato”.

Da qui, valanghe di polemiche !!!

Ricatto? Ingroia, sulle pagine del Fatto dice “ Il ricatto lo hanno fatto altri e l’obiettivo principale non è neanche il Quirinale, ma la magistratura di Palermo”

Si aggiunge l’opinione del Procuratore Messineo riguardo all’articolo di Panorama “Lo scopo è di far salire la temperatura ed il falso scoop c’è riuscito perfettamente!”

Ad avere un gran da fare sarà tuttavia il giudice dell’udienza preliminare ( fissata per il 29 ottobre)Piergiorgio Morosini e soprattutto gli altri magistrati siciliani.

Per quella data la Consulta dovrebbe essersi già espressa sull’ammissibilità del conflitto e i magistrati potrebbero essere privati di due capisaldi della legge, ovvero Ingroia (che probabilmente andrà in Guatemala) e Messineo ( che dovrebbe essere trasferito alla procura generale).

I magistrati si troveranno a doversi difendere davanti alla Corte Costituzionale e portare avanti contemporaneamente l’accusa di fronte a Morosini ( originario di Rimini, lavora a Palermo dal 90)

 Ora le domande plausibili sull’accaduto sono : è vero o non è vero che Napolitano a colloquio con Mancino  si è lasciato andare a pesanti commenti sui pm di Palermo, Di Pietro e Berlusconi ? Ognuna delle due risposte porta ad una conclusione diversamente logica

Caso 1 : Panorama ha  detto il vero. In questo caso ha una fonte attendibile che conosce il contenuto delle telefonate (gli unici a conoscere potrebbero essere Mancino, Napolitano, un pm o un poliziotto)ma  avendo giornale violato deliberatamente il segreto istruttorio,  è perseguibile penalmente;

il punto è che, siccome  Napolitano è stato oggetto di ascolto in qualità di privato cittadino, dunque intercettabile perché fuori dall’irresponsabilità prevista dall’articolo 90 della Costituzione, non ci sarebbe in automatico alcun conflitto di attribuzione.

Caso 2 : Panorama ha detto il falso. In questo caso il giornale non ha violato alcun segreto, ma ha diffamato il Capo dello Stato ( ammesso che Il Presidente li quereli).

In ogni caso, se si ignora il contenuto delle telefonate, nessuno potrà stabilire se le affermazioni rientravano o meno nelle funzioni del presidente, (cosa tra l’altro improbabile visto che per l’occasione Mancino è stato intercettato come privato cittadino)

Insomma il cane che si morde la coda!

Spieghiamo , per dovere di cronaca, come funziona un’intercettazione, in modo da chiarire ulteriormente gli aspetti più torbidi della vicenda:  un personaggio viene intercettato , un poliziotto ascolta le telefonate e ne fa un riassunto, chiamato in gergo “brogliaccio” ( art.268 comma 1 ccp).

Brogliaccio e bobine vengono consegnate ai Pm che decidono sul da farsi: se si tratta di conversazioni rilevanti ai fini probatori vengono trascritte ( art 268 comma 7), altrimenti , se si tratta di conversazioni private senza rilievo, vengono conservate in cassaforte ( art 296 comma 2)

Alla fine il fascicolo viene depositato ,  incluse intercettazioni trascritte e non  e relativo brogliaccio ( art 415 bis) perché la difesa potrebbe trovarle rilevanti anche se il Pm non le ha giudicate tali.

In questo caso, a seconda della decisione della difesa, le conversazioni  saranno ascoltate o trascritte, altrimenti il Gip può disporne la distruzione perché lesive della riservatezza ( art 269 comma 2) .

La seconda ipotesi prevede che parecchia gente finisca per  conoscere il contenuto delle intercettazioni ed ecco perché di solito nessuno chiede la distruzione, ma l’accurata archiviazione in cassaforte.

Per finire, qualora si valuti che il materiale sia estraneo ai fatti per cui si procede, ma  pertinente ad altra indagine non ancora conclusa, i documenti non vengono neppure depositati: Ecco cosa è successo  nel caso di cui ci stiamo occupando!

L’indagine infatti non è ancora conclusa, ci sono 12 imputati da ascoltare e, badate bene, perché adesso arriva il ragionamento sottile che lascia emergere forse qualcosa di vero: Nessuno ha ascoltato le telefonate e Panorama ha solo avanzato ipotesi.

Ecco perché:  in base a quanto appena detto,  a rivelare il contenuto delle telefonate al giornale potrebbero essere stati solo i pm, i poliziotti, Napolitano o Mancino.

Se la soffiata è arrivata da parte di pm e poliziotti,  con l’obiettivo magari di delegittimare il Presidente , è impensabile che non siano stati svelati i contenuti, dal momento che era interessare conoscere quelli, non tanto il fatto che i due personaggi si erano telefonati.

Se invece ad aver parlato sono stati Napolitano o Mancino, le cose cominciano ad avere una certa perfida logica: i due infatti sanno cosa si sono detti , sono consapevoli delle conseguenze della divulgazione  del colloquio e sanno pure che per arginare il tutto c’è un solo modo, ( tattica già usata in passato) vale a dire diffondere la notizia di una conversazione, piantare un gran casino in modo da costringere il gip a chiederne la distruzione prima che vengano divulgate.

Del resto, volete immaginare “l’offesa” che hanno dovuto subire questi “poveri “ personaggi?

Il problema inquietante è che quasi tutta la stampa ufficiale ( quella assoldata dal potere) si è stretta attorno al Presidente.  Afferma la giornalista Alexandra Stille ,che negli Usa “ le tv si accamperebbero davanti alla Casa Bianca se Obama fosse nella situazione di Napolitano”

Da noi la stampa al massimo si accampa davanti al Quirinale, solo che lo fa per creare caos e confondere le idee,  arrivando addirittura a parlare per bocca del diretto interessato , con relativo sfoggio di incompetenza giudiziaria.

Da sottolineare una vera chicca di Claudio Sardo sull’Unità:” delegittimare il  Capo dello Stato in un contesto così critico vuol dire delegittimare il finale di legislatura, le candidature, le alleanze elettorali, insomma le stesse forze che saranno chiamate dai cittadini a guidare il Paese dopo il voto”

Che vorrà mai dire Sardo? Che le cose non possono cambiare, che bisogna lasciare il campo ad oligarchi e populisti?

Dulcis in fundo, come da copione, la vicenda ha dato il La ai berlusconiani, i quali invocano a gran voce una legge sul bavaglio per limitare l’uso giudiziario e la diffusione giornalistica delle intercettazioni, lanciandosi in una compatta solidarietà che culmina col parossismo delirante di Gasparri “ non mi faccio commuovere dall’ipocrisia di chi si indigna in certe occasioni, dopo aver tollerato, se non incoraggiato, il massacro di Berlusconi e di altri a colpi di intercettazioni illegalmente realizzate. Lo scandalo sono tutti gli abusi, non solo alcuni. Lo scandalo sono le persone che abusano della toga per attuare manovre politiche senza che il Csm li sanzioni adeguatamente”

Insomma stiamo proprio anni luci dai paesi “civili” , ma anche da quelli che lo sono meno. E dire che negli Usa almeno quattro presidenti hanno messo sotto registrazione la Casa Bianca. Il primo fu Rooswelt, successivamente nel 1971 Nixon fece istallare i microfoni nella stanza ovale; peccato che dimenticò questo particolare e fu proprio grazie alle cimici che saltò fuori lo scandalo Watergate!

 

Leggi anche

senzatetto-riconosciuta-a-roma
Roma

Giovane senzatetto avvistata a Roma non è Maddie McCann

Se n'è parlato tutto il giorno e poche ore fa finalmente il mistero è stato risolto. Il padre della giovane senzatetto che per molti assomigliava a Madeleine McCann, la bimba scomparsa in Portogallo nel 2007, ha riconosciuto la giovane; ma la sua identità non è quella di Madeleine: si tratta di Embla Jauhojärvi, una ragazza svedese di 21 anni che il padre ha spiegato soffrire della sindrome di Asperger. La giovane è stata fermata tra le strade del cento storico di Roma da diversi giornalisti, dopo che si era sparsa la voce della sua somiglianza con la bambina scomparsa nel Leggi tutto

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*