Trattative Stato-mafia: chiariamo qualche punto oscuro

Roma

Trattative Stato-mafia: chiariamo qualche punto oscuro

Ieri la Procura antimafia di Palermo ha inviato gli atti al giudice per le indagini sulla trattativa Stato –Mafia. Tra i personaggi della lista si leggono 12 nomi appartenenti ad esponenti di Cosa Nostra : Riina Provenzano , Bagarella, Brusca Cinà e Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo accusato di aver veicolato le richieste dei boss allo Stato tramite gli ufficiali dei Carabinieri Mori , Subranni e De Donno ( anch’essi iscritti nel registro) , presenti poi l’ex ministro Calogero Mannino ed il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri . Il primo è accusato di aver dato inizio alla trattativa poiché temeva di essere ucciso, il secondo invece sarebbe stato l’intermediario con i clan, il successore dell’eurodeputato Salvo Lima, ammazzato perché non più degno di fiducia. Salvo Lima ,all’interno della Dc, era infatti l’emblema del Patto tra boss e istituzioni e rimase al potere a lungo, grazie alla protezione del suo “capo” Giulio Andreotti, fino a quando non venne ucciso nel 1992 ; il suo posto venne probabilmente preso da Marcello Dell’Utri, protetto da Silvio Berlusconi.

Troppi i collegamenti, troppe le coincidenze in cui il nome di Marcello appare accanto a quello dei capi mafia.. Secondo i pm palermitani, Dell’Utri avrebbe chiuso le trattative, ponendo così fine alle stragi; fu lui inoltre ad ottenere la fiducia dei boss, i quali cercavano nuovi referenti e lui solo avrebbe potuto garantire un nuovo accordo con la nascente Seconda Repubblica. Dell’Utri sarebbe l’uomo dei misteri e dei segreti: compare ovunque, avrebbe finito addirittura per minacciare il suo protettore Silvio Berlusconi, il quale, per paura di ripercussioni fisiche , ma anche per paura che ,Marcellone parlasse, sarebbe finito per essere “vittima consapevole” dell’amico. Dai legami oscuri tra Ciancimino e Dell’Utri, sarebbe nata addirittura Fininvest e sempre alla mafia spetta il successo di Forza Italia. All’appello manca solo Nicola Mancino che dovrà rispondere “solo” di falsa testimonianza. L’ex ministro degli interni, coinvolto nello scandalo delle intercettazioni telefoniche niente popò di meno che con il Presidente della Repubblica dichiara: “ Preferisco farmi giudicare da un giudice terzo.

Dimostrerò la mia estraneità ai fatti addebitatimi ritenuti falsa testimonianza, e la mia fedeltà allo Stato” Per tutti l’accusa è quella di ”violenza o minaccia a corpo politico, ammnistrativo e giudiziario dello Stato art 338 del codice” per intenderci, ognuno dei suddetti personaggi avrebbe lavorato affinchè le richieste della mafia venissero accolte in Parlamento e al Governo.

C’è chi parla a favore della trattativa ritenendola l’unico modo per fare cessare la stagione delle stragi , iniziata con l’omicidio di Salvo Lima nel 1992 , proseguita con l’uccisione di Falcone e Borsellino e poi con le bombe di Roma, Firenze e Milano nel 1993, ed effettivamente conclusasi nel 1994, ovvero in coincidenza con l’elezione di Berlusconi alla Presidenza del Consiglio. Gli atti sono stati firmati da Ingroia, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Lia Sava

1 Commento su Trattative Stato-mafia: chiariamo qualche punto oscuro

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