“Tre atti e due tempi”, il nuovo romanzo di Giorgio Faletti

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“Tre atti e due tempi”, il nuovo romanzo di Giorgio Faletti

E’ uscito solo da pochi mesi, ma non ha impiegato troppo tempo ad aggiudigarsi la cima di tutte le classifiche; stiamo parlando di “Tre atti e due tempi”, (Einaudi, 2011), ultima fatica di Giorgio Faletti. Un romanzo davvero molto breve – appena 110 pagine – tanto che in molti hanno preferito definirlo racconto. Resta il fatto che, anche questa volta, Faletti è riuscito a far parlare di sé. Vediamo il perché.

Tante novità

Il Giorgio Faletti di “Tre atti e due tempi” è uno scrittore completamente rinnovato rispetto alle precedenti pubblicazioni. Riflettendo, se si esaminano le sue Opere in ordine cronologico partendo dal celebre “Io uccido”, si può notare come, col tempo, abbia maturato una crescente propensione verso uno stile più discorsivo e riflessivo. “Appunti di un venditore di donne” e, soprattutto, “Tre atti e due tempi”, sono romanzi molto più “umani” rispetto agli altri, arrivando a eliminare quasi completamente la componente thriller dall’intreccio.

Una novità di prima grandezza, non c’è dubbio, alla quale tuttavia vanno aggiunte altre piccolezze che, tuttavia, non possono che destare un pizzico di curiosità, come, ad esempio, il cambio d’editore – Einaudi invece di Baldini Castoldi Dalai Editore – la lunghezza del testo e i temi trattati.

La trama

Anche la trama costituisce, di per sé, una grande novità. Non si tratta, come ho detto prima, del solito thriller; “Tre atti due tempi” narra piuttosto, attraverso gli occhi e le parole del protagonista, Silvano, di un tema tanto attuale quanto dibattuto come quello delle scommesse calcistiche. Tuttavia, ancora prima, Faletti ci propone una profonda analisi del rapporto padre – figlio. Silvano, stando alla trama, è un uomo dal passato discutibile che teme che suo figlio possa cadere nel vizioso circolo delle scommesse. Da qui, la costruzione di un denso e acceso rapporto tra i due che Faletti coltiva in tutta la sua interezza.

Una semplice parentesi?

Viene da chiedersi se “Tre atti e due tempi” rappresenti la fine del Faletti thrillerista a favore di uno stile completamente differente.

Nonostante le continue smentite, infatti, il cambiamento è stato lento e diffuso nel tempo – sino a raggiungere l’apice con questa ultima pubblicazione. Potrebbe anche essersi trattato di una semplice parentesi, chi lo sa? Resta il fatto che uno scrittore può essere ritenuto tale solamente quando mette per iscritto ciò che sente dentro, e se anche il grande Faletti, in questo periodo della propria vita, abbia sentito il bisogno di abbracciare nuovi generi letterari mettendo da parte il thriller, di certo non può essere biasimato. “Tre atti e due tempi” è una lettura certamente più breve e molto meno intensa delle precedenti, tuttavia ugualmente gradevole e dallo stile ricercato.

Filippo Munaro

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