Tre pianeti simili alla Terra: riusciremo mai ad arrivarci? COMMENTA  

Tre pianeti simili alla Terra: riusciremo mai ad arrivarci? COMMENTA  

trappist-1 pianeti simili alla terra

Saremo in grado di percorrere i 40 anni luce che ci separano dai tre pianeti simili alla Terra scoperti di recente? Ecco la situazione.

La scoperta di tre pianeti molto simili alla Terra in un sistema abbastanza vicino a noi è stata definita sensazionale. A soli – si fa per dire – 40 anni luce da qui, potrebbero esserci mondi del tutto simili al nostro, con un clima favorevole e acqua allo stato liquido in superficie. Potrebbero essere riscaldati, non troppo, da una stella di nome Trappist-1, una nana ultrafredda molto più piccola del nostro Sole, ma che, secondo gli astronomi, potrebbe essere più che sufficiente.


A questo punto, la domanda è una soltanto: riusciremo mai a raggiungere questi pianeti? Saremo mai in grado di visitarli e vedere con i nostri occhi se ciò che supponiamo è vero o se, addirittura, quei corpi celesti ospitano abitanti più o meno simili a noi?

Ancora molto lontani dalla velocità giusta

La risposta è che dovremmo andare molto, molto più veloce di quanto facciamo allo stato attuale. “Abbiamo fatto progressi in tanti settori”, ha ammesso ad esempio, proprio su questo tema, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI Roberto Battiston, “ma non moltissimi nella velocità di aerei e navette spaziali. Gli avanzamenti fatti negli ultimi 200 anni nella capacità di spostarsi velocemente sono stati impressionanti, ma sono ancora scarsi rispetto alle profondità del cosmo”.


Per capire gli ordini di grandezza, è sufficiente considerare che le sonde Voyager viaggiano a circa 30 chilometri al secondo, un decimo di millesimo rispetto alla velocità della luce. Un anno luce è la distanza percorsa dalla luce nell’arco di un anno terrestre, ovvero, tenuto conto che la luce, appunto, si muove a circa 300 mila chilometri al secondo, grosso modo 9500 miliardi di chilometri.


Le tecnologie attuali, insomma, non sono compatibili con l’ipotesi di percorrere distanze tanto grandi

Un possibile sviluppo futuro potrebbe essere quello delle vele spaziali, vere e proprie vele spinte dalla luce laser. In questo caso, occorrerebbe prima di tutto applicare questa tecnologia a aeroveicoli di grandi dimensioni, senza considerare che “la tecnologia delle vele a propulsione laser è ancora da sviluppare e “che ci vorrebbero 400 anni per raggiungere quel sistema planetario, più 80 perchè il segnale torni indietro. Mezzo millennio in tutto: non è fattibile”, come ha osservato Giancarlo Genta del Politecnico di Torino.

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Per effettuare viaggi su distanza dell’ordine degli anni luce occorre “una fisica completamente diversa”, ha spiegato ancora Genta. “Pianeti distanti come quelli di Trappist-1”, ha detto invece Salvatore Capozziello dell’Università Federico II di Napoli, “potrebbero essere raggiunti nel momento in cui si trovasse il modo di viaggiare nei cunicoli dello spaziotempo”, ovvero dei cosiddetti wormhole ipotizzati a suo tempo da Albert Einstein, però ”bisogna superare barriere tecnologiche, riuscire a creare i cunicoli dello spaziotempo, stabilizzarli e controllarli”.

Insomma, la strada verso l’esplorazione spaziale sembra essere ancora molto lunga.

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