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Triestina, guai senza fine: chiesto il fallimento

Calcio

Triestina, guai senza fine: chiesto il fallimento

Due retrocessioni consecutive e un campionato di Prima Divisione nettamente al di sotto delle aspettative: ce n’era abbastanza per far passare il 2010 della Triestina come qualcosa di più di un annus horribilis. Ma invece ecco che l’anno solare si è concluso con il grave malore del presidente Aletti, che ha fatto spaventare e non poco tutti gli sportivi alabardati e non prima che la situazione migliorasse gradualmente. Ma per la serie non c’è fine al peggio ecco che il nuovo anno si apre all’insegna di uno scenario da incubo, il peggiore possibile: il fallimento della vecchia Alabarda. La Procura di Trieste ha infatti chiesto al Tribunale civile il fallimento dell’Unione Calcio Triestina, piegata da una massa di debiti superiore ai sei milioni di cui 1,5 per Iva inevasa ed il resto “sparso” tra fornitori e dipendenti (stipendi non pagati). Apparentemente si tratta di un fulmine a ciel sereno ma in realtà non si tratta altro che dell’inevitabile epilogo di sei mesi di gestione da incubo, tra liti interne, amori finiti e dimissioni di consiglieri d’amministrazione.

Il braccio di ferro tra Lady De Angelis ed Aletti quindi si sta concludendo nel peggiore dei modi e sulla pelle dei tifosi giuliani.

Le indagini andavano avanti da mesi: le perquisizioni delle Fiamme Gialle effettuate nel tardo pomeriggio di martedì nella sede all’interno dello stadio Rocco hanno solo scoperchiato il pentolone. Al riguardo sono stati interrogati dalla Guardia di Finanza l’allenatore Giuseppe Galderisi, peraltro l’ultimo arrivato e prevedibilmente all’oscuro dei “misfatti” precedenti, il capitano Riccardo Allegretti ed il responsabile del settore giovanile Franco Schiraldi. Entro lunedì 9 la società dovra’ presentare al Tribunale un piano di risanamento ma Aletti, incredibile ma vero, si dice fiducioso: “Lunedì mattina andremo in tribunale con le risultanze del nostro cda e la supervisione del collegio sindacale. L’Iva? La legge ci permette di rateizzarla”. Ma anche se l’ineffabile patron riuscisse a liberarsi dell’Iva appare difficile immaginare una soluzione positiva, e soprattutto in tempi rapidi, per gli altri 4,5 milioni circa. A meno di un nuovo ma improbabile cambio di proprietà. Le penalizzazioni che sono in vista sembrano così il danno meno preoccupante: all’orizzonte infatti c’è la sparizione del club, anche a campionato in corso se non si riuscisse a conservare il titolo sportivo.

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