Referendum trivelle: le ragioni del SI e del NO COMMENTA  

Referendum trivelle: le ragioni del SI e del NO COMMENTA  

Referendum trivelle: le ragioni del SI e del NO

Domenica 17 aprile ci sarà il tanto discusso referendum sulle trivelle. Ecco una breve guida sul quesito e sulle ragioni del si e del no.

Purtroppo, si è iniziato a parlare seriamente di questo referendum solamente negli ultimi giorni, e molte persone che domenica saranno chiamate al voto non hanno ancora ben capito quale sarà il quesito. Senza prendere alcun colore politico ed opinioni personali, questo articolo proverà a mostrare le ragioni del Si e del No e soprattutto a spiegare il motivo di questa convocazione.

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trivelle2Il referendum riguarderà le concessioni date dal Governo alle società specializzate nell’estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia. Le concessioni possono avere una durata di alcune decine di anni, e al termine di queste le società stesse potrebbero richiederne di nuove, fino all’esaurimento della fonte. Se vincesse il SI, le società, conclusa la durata della concessione, dovrebbe smettere le trivellazioni, anche se i pozzi non sono completamente esauriti, ma solo per quelle piattaforme entro le 12 miglia; quelle oltre questa distanza non saranno interessate. La vittoria del NO, invece, potrebbe portare lo Stato a prolungare le concessioni. In caso non si raggiungesse il quorum, il referendum non avrebbe utilità, quindi l’astensione ha gli stessi effetti di una vittoria del NO.

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Posti di lavoro: una delle maggiori preoccupazione è quella che la chiusura delle piattaforme causerebbe il licenziamento di migliaia di persone. Questa è una faccenda delicata: si contano circa tremila persone che lavorano in questo campo, ma quasi tutte le piattaforme sono controllate in remoto. Di fatto, non c’è personale nella piattaforma, perché il meccanismo è automatizzato e non richiede la presenza di dipendenti. Inoltre, la concessione più breve scadrebbe del 2017, altre nel 2034, e non subito. Infine, si dovrebbe tener conto della successiva messa in sicurezza, della manutenzione e dell’eventuale smantellamento.

Quanto gas e petrolio c’è nei nostri mari? Secondo i dati del Ministero dello Sviluppo Economico, le trivellazioni portano l’1% del fabbisogno di petrolio e il 3% di gas. In termini di tempo, non coprirebbero nemmeno un anno di consumo.


E in termini di denaro? Facendo una valutazione, il petrolio e il gas estratti non vengono venduti, bensì utilizzati dall’Italia. Lo Stato però guadagna dalle royalty che le società pagano per le estrazioni, ovvero un totale di 351 milioni di euro, nel 2015. Ma secondo i dati, solamente 18 piattaforme si 69 versano questi soldi, in quanto le altre non superano la soglia, quindi sono esonerate dal pagamento.trivelle

C’è rischio di incidenti? Gli impianti vengono sempre tenuti sotto controllo e quindi la probabilità di incidenti è molto bassa, sia per le piattaforme operanti sia per quelle non operative. Il pericolo potrebbe venire dalla struttura delle piattaforme, che essendo a contatto con l’acqua del mare potrebbe necessitare di un costante controllo. Per quanto riguarda l’inquinamento, sono stati registrati dei valori nelle cozze oltre il limite consentito, ma in termini di vendita si tratta di una bassissima percentuale. Vi sono timori riguardo le trivelle in mare anche per quanto successo nel Golfo del Messico, quando un’esplosione causò la morte di 11 persone e tonnellate di petrolio si riversarono in mare, modificando per sempre l’ecosistema di quella zona. Definito il peggior disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, tutte le maggiori società decisero di prendere seri provvedimenti per evitare il ripetersi un un tale incidente. In Italia però questo non potrebbe succedere, essendo sistemi e strutture diverse. L’unico incidente nel Belpaese risale al 1965, quando una trivella perforò un giacimento di gas ad altissima pressione. Si creò un cratere che nel giro di 24 ore fece crollare a picco l’intera piattaforma. Nella tragedia morirono 3 persone e le fiamme continuarono a illuminare la zona di Ravenna per oltre tre mesi.

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Questi sono solo i punti salienti del referendum, i dubbi che hanno messo in difficoltà gli italiani che stanno pensando se recarsi alle urne domenica e, in caso, votare si o no. Dal mondo della politica si sono levate molte voci, assieme alle numerose associazioni pro e contro trivelle.

La palla, ora, passa al popolo italiano. 

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