Troppi parti cesarei

Infanzia

Troppi parti cesarei

nullE’ davvero più sicuro partorire con un taglio anziché per via naturale? E perché nel nostro Paese quasi 4 bambini su 10 nascono con l’intervento? E’ nata proprio da questi interrogativi la necessità di mettere a punto specifiche Linee guida per questa operazione.
Non c’è alcuna prova che il taglio cesareo , in assenza di motivi medici che ne giustifichino l’esecuzione, rappresenti una modalità di parto più sicura per la salute della mamma e del neonato rispetto al parto per via naturale . Il taglio cesareo, infatti, è comunque un intervento chirurgico e solo in caso di indicazione medica può garantire benefici superiori ai possibili rischi che , proprio in quanto si tratta di un’operazione , comporta. Per questo, già nel 1985, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomandava di non eseguire più di un parto cesareo su 7: il valore individuato come limite per garantire la salute di mamme e bambini era stato dunque fissato al 15%.
Ciò nonostante , in Italia il ricorso al taglio cesareo appare in continuo aumento, se si pensa che si è passati da ll’11% del 1980 al 38% registrato nel 2008.

Si tratta di valori che si collocano molto al di sopra rispetto agli altri Paesi europei, che si attestano mediamente intorno al 20-25%. Quello che colpisce, in particolare, nel nostro Paese è il fatto che esiste una forte variabilità su base interregionale, con percentuali mediamente più basse nell’Italia settentrionale e più alte nel Sud , con la punta più alta in Campania ( con il 60%).Occorre precisare, a questo proposito, che le percentuali più elevate di tagli cesarei si registrano nelle case di cura private e nelle strutture con un basso numero di parti annui, mentre negli ospedali pubblici i tagli cesarei non toccano questi valori così alti.

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