Trovato l’accordo anti Grexit: condizioni durissime per la Grecia COMMENTA  

Trovato l’accordo anti Grexit: condizioni durissime per la Grecia COMMENTA  

Giornata storica, quella di oggi, perché, dopo 30 ore di negoziati nel fine settimana, di cui 17 solo per l’Eurosummit, vede l’ufficializzazione dell’accordo fra la Grecia e i suoi creditori.

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Il percorso che ha portato sin qui è noto: dopo settimane di proposte, controproposte e bocciature, c’è stato il referendum in Grecia, con il quale il popolo ellenico si è opposto al piano presentato dalla Commissione Europea, poi sono seguite le simboliche dimissioni del ministro delle finanze Varoufakis e il ritorno al tavolo delle trattative. Tsipras riteneva di avere fatto tutto per bene, puntava a riconfermare, di fatto, l’ultima proposta di Jean Claude Juncker, presidente della Commissione UE, ma portando a casa uno sconto sul debito, mai dichiarato, ma ritenuto da più fonti attorno al 30%.

A quel punto, però, la posizione dell’Europa si è incattivita. Doccia fredda per l’esecutivo di Atene, che si è visto giudicare (dal ministro tedesco Schaeuble, non certo smentito da Angela Merkel) “poco credibili” e affette da “lacune finanziarie” le ultime proposte avanzate.

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Ora, per Atene, il cerchio si è chiuso, e in modo molto negativo.

Niente Grexit, manovra globale generosa, da più di 80 miliardi di euro, di cui 25 solo per rifinanziare il sistema bancario greco, in cambio di tutte le riforme già annunciate, da quella dell’IVA alle aliquote sulle attività del settore turistiche, dallo stop alle baby pensioni (54 anni) con l’innalzamento dell’età pensionabile alla riduzione della spesa per la difesa, dalla riforma del catasto e del sistema di tassazione degli immobili a quello relativo ai beni di lusso.


In più, il nord Europa ha sostenuto la proposta tedesca per la creazione di un fondo di garanzia da 50 miliardi di euro in cui far confluire un gran numero di beni statali ellenici pronti per la privatizzazione, che fungeranno da garanzia in caso di mancato pagamento.

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Per concludere, i creditori hanno ottenuto di poter inviare osservatori FMI, BCE e UE in Grecia per vigilare sul corretto e costante stato di avanzamento del programma di riforme.

Ora Tsipras deve tornare in patria e far approvare in modo esplicito al suo parlamento tutte le proposte dei creditori entro mercoledì. Se ciò avverrà, l’Eurogruppo si muoverà per l’attivazione del fondo salva stati, con la concessione del prestito ponte che dovrebbe tornare a far respirare la Grecia prima dell’effettiva messa a regime.

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