Trump: io sarò candidato, altrimenti ci saranno scontri

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Trump: io sarò candidato, altrimenti ci saranno scontri

Donald Trump invoca i fondamenti della democrazia a sostegno della propria nomination per la conquista della Casa Bianca. Il super miliardario newyorchese ha dichiarato che, se dovesse conquistare il numero di delegati necessario a imporsi come il candidato del partito repubblicano d’America, non accetterà di essere ostacolato. “Ci saranno scontri” ha promesso Trump, qualora i vertici Rep dovessero negargli la nomination conquistata a suon di numero di delegati.

No ai dibattiti, no al ritiro degli avversari

Trump, nel corso di un’intervista rilasciata alla Cnn, si è detto certo di riuscire a raggiungere l’obiettivo minimo (1237 delegati) entro l’inizio della Convention in programma il prossimo mese di luglio. Al contempo, ha dichiarato di essere contrario a qualunque ritiro da parte dei suoi avversari, con particolare riferimento a John Kasich e Ted Cruz, e che non parteciperà al dibattito pubblico in Utah il 21 marzo, spiegando che, di dibattiti, “ne abbiamo avuti abbastanza”.

Clinton ormai sicura, incertezza fra i Repubblicani

Mentre in casa democratica Hillary Clinton, dopo la vittoria in Florida, Ohio e North Carolina, è ormai quasi certa della propria nomination (per lei i delegati da conquistare sono 2383 e il vantaggio su Bernie Sanders è gigantesco), i repubblicani vivono ancora nella sostanziale incertezza. Trump ha vinto con un distacco buono in Florida, più modesto in North Carolina e Illinois, con il risultato che i suoi avversari sono ancora vivi e vegeti. Fuori Marco Rubio, si tratta di capire dove migreranno i suoi sostenitori, e appare tutto sommato improbabile che la scelta possa ricadere in massima parte su Trump. Dal punto di vista numerico, quest’ultimo ha un enorme bisogno di voti, perché nelle sue vittorie non ha mai raggiunto percentuali di gradimento davvero risolutive, rimanendo sempre o quasi fra il 35 e il 45%. Il momento decisivo per il partito repubblicano inizia adesso, e non è da escludere che dai vertici si decida di concentrare tutte le forze in un unico candidato, un vero e proprio anti Trump, al quale affidare la speranza di arrivare a luglio senza l’eventuale imbarazzo di una nomination negata.

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