Trump: rinuncia allo stipendio da presidente

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Trump: rinuncia allo stipendio da presidente

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Il neo presidente Usa Donald Trump, durante un’intervista della Cbs, dichiara che rinuncerà allo stipendio da 400mila dollari all’anno. Il compenso previsto per l’incarico di capo di Stato, per il tycoon newyorchese sono “una cifra minima”.

Lo stipendio da presidente degli Stati Uniti d’America è di 400mila dollari all’anno. “Non ne ho mai parlato, ma la risposta è no. – Così risponde prontamente Donald Trump alla giornalista Lesley Stahl, alla domanda se prenderà lo stipendio -. Penso di dover prendere per legge un dollaro, prenderò un dollaro all’anno”. Per il neo presidente USA, 400mila dollari l’anno, sono “una cifra minima”.

Secondo la rivista Forbes, il patrimonio personale del grande magnate americano (che deve la sua fortuna al mondo dell’edilizia), è di circa 3,7 miliardi di dollari. Niente in confronto al misero corrispettivo che spetta annualmente alla prima carica a stelle e strisce di 400mila euro.

Trump, durante l’intervista, non si sforza di cercare di modificare il suo atteggiamento che tanto sta rendendo l’intera popolazione sempre più ostile nei suoi confronti, e sostiene di «non sapere neanche» a quanto ammonti l’indennità per il presidente e lo chiede alla giornalista: “Lei sa quant’è lo stipendio?”.

Così Lesley Stahl risponde: “Sta rinunciando a 400mila dollari”. E Trump determinato insiste nella conferma: “Non li prenderò”.

In un’intervista alla Cbs, durante la trasmissione “60 Minutes”, il neoeletto presidente Usa, Donald Trump, è quindi tornato a parlare del “Contratto con gli elettori americani”, presentato a Gettysburgh in clima pre elettorale, ribadendo l’intenzione di costruire il muro al confine con il Messico. Il tycoon di New York era accompagnato dalla first lady: la moglie Melania.

Trump e l’America

La decisione di Trump sta avendo forti ripercussioni sull’intero territorio. Non poca parte della popolazione si è unita saldamente contro il presidente e il muro. Proteste e cortei si susseguono ormai numerosissimi. Al sesto giorno di cortei di proteste nelle piazze, cortei che accusano il presidente di essere razzista, di non essere democratico, di essere antisemita e maschilista e chi più ne ha più ne metta, questa scelta appena fatta da Trump ha proprio il sapore di una provocazione in piena regola.

Il presidente non sembra andare molto d’accordo con coloro che dovrebbero averlo eletto a tale carica. Sembra esser continuamente in competizione con la popolazione e volerla sfidare con ogni suo atto.

Sulle proteste per le strade, è intervenuta anche la dot.sa Kellyanne Conway, la campaign manager di Donald Trump. La Conway rivolge accuse ben precise: “È davvero ora che il presidente Obama e l’ex segretario di Stato Clinton dicano a questi manifestanti che ‘quest’uomo è il nostro presidente”.

Lo staff è convinto che in questo modo tutti i manifestanti in piazza accetteranno Trump e smetteranno di organizzare cortei contro lo stesso. Ciò che sembrano non considerare è il fatto che non tutti i manifestanti in piazza siano dei professionisti. L’aiuto di Obama e Clinton potrebbe quindi non sortire nessun tipo di effetto. Minerebbe solo alla credibilità degli stessi di fronte a un improvviso sostegno a favore del nuovo presidente Donald Trump.

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Chiara Cichero 1240 Articoli
Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.