Turchia, il governo di Erdogan fra le sanzioni russe, l’Unione Europea e Daesh - Notizie.it
Turchia, il governo di Erdogan fra le sanzioni russe, l’Unione Europea e Daesh
News

Turchia, il governo di Erdogan fra le sanzioni russe, l’Unione Europea e Daesh

Si chiama “Misure per garantire la sicurezza nazionale e per proteggere i cittadini della Federazione Russa da azioni criminose e altre azioni illegali e applicazione di misure economiche speciali nei confronti della Repubblica Turca” il provvedimento appena ratificato dal governo di Mosca in risposta all’abbattimento dei caccia russi da parte dell’aviazione di Ankara.

Il presidente turco Recep Erdogan e il primo ministro Ahmet Davutoglu hanno ribadito che il loro paese non intende scusarsi con la Russia, sottolineando ancora una volta di avere agito in maniera del tutto legittima a difesa del proprio spazio aereo. Putin e Erdogan sono in questi giorni entrambi alla Cop 21, a Parigi, e le rispettive diplomazie saranno obbligate a fare di tutto affinché i due leader non si incrocino neppure per sbaglio, avendo escluso ogni possibilità di colloquio. A rapporti congelati, il Cremlino ha deciso di emanare un provvedimento d’urgenza che mira a soffocare i rapporti con la Turchia, punendola per la vicenda dei caccia.

In Russia non si potranno più importare diversi prodotti provenienti dalla Turchia, sono state introdotte diverse limitazioni per le attività delle organizzazioni turche (in Russia la comunità turca è piuttosto numerosa, composta da circa 200 mila cittadini), le imprese russe, a partire dal prossimo anno, non potranno più assumere cittadini turchi, le agenzie turistiche sono state invitate a non vendere pacchetti vacanze o viaggi per la Turchia (che rappresenta di fatto la meta prediletta dai russi).

Vladimir Putin ha inoltre dato ordine di rafforzare i controlli relativi a tutte le aziende di trasporto turche, con la motivazione ufficiale della sicurezza legata alla “minaccia terroristica”, ma con quella più prosaica, eppure molto realistica, di ostacolare anche in quel settore l’economia di Ankara. Secondo il Guardian, sarebbero nel frattempo già stati fermati decine di turchi, a Krasnodar, Russia meridionale, per irregolarità nei visti di ingresso. In tutto, c’è chi ha valutato una potenziale perdita di più di 40 miliardi di euro.

La risposta immediata di Erdogan è stato il consiglio di “non scherzare con il fuoco”, ma poi il leader turco ha aggiunto di essere “rattristato” per l’abbattimento dei caccia russi.

Nelle ultime ore, infine, ha prevalso ancora la linea dura del no ad ogni forma di scusa.

Come non bastassero i problemi sul fronte esterno, in Turchia si è riaperta la mai rimarginata ferita curda, con l’assassinio di Tahir Elci, avvocato a capo dell’associazione curda di Diyarbakir, città del sud est del paese, deceduto in circostanze non del tutto chiaro, a quanto pare nel corso di una sparatoria fra le forze dell’ordine e alcuni assalitori di non specificata identità. Da Bruxelles, intanto, sembra possa arrivare il via libero definitivo all’elargizione di un indennizzo di tre miliardi di euro per il rafforzamento dei controlli alla frontiera con la Siria: un modo per trascinare la Turchia all’interno dell’Unione Europea, nel tentativo di evitare che nel paese possano prevalere forze molto, troppo, vicine a Daesh.

Proprio in tale contesto si colloca la vicenda dei giornalisti turchi Can Dundar e Erdem Gul, incarcerati a Istanbul per avere svelato un traffico di armi proveniente dalla Turchia e diretto ai miliziani dello Stato Islamico.

“Il primo ministro della Turchia e il regime che rappresenta” hanno scritto i due giornalisti, rivolgendosi ai capi dei paesi dell’Ue, “sono noti per le loro politiche e pratiche che violano i diritti umani e la libertà di stampa”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche