Turchia Grecia, fischi e contestazione durante il minuto di silenzio COMMENTA  

Turchia Grecia, fischi e contestazione durante il minuto di silenzio COMMENTA  

ISTANBUL, TURKEY - NOVEMBER 17: Turkish supporters wave flags during an international friendly soccer match between Greece and Turkey November 17, 2015 in Istanbul, Turkey. (Photo by Burak Kara/Getty Images)

Stadio di Istanbul, amichevole fra le nazionali di calcio di Turchia e Grecia.

Come in ogni altro stadio d’Europa, prima del fischio di inizio, è stato osservato un minuto di silenzio a commemorazione delle 129 vittime degli attentati di Parigi dello scorso venerdì. Le squadre si schierano allineate, una di fronte all’altra, ai margini del cerchio di centro campo. Con loro, ci sono l’arbitro e gli altri assistenti alla direzione di gara. Un fischio dà il via al minuto di silenzio e i calciatori si stringono l’un l’altro come durante il loro inno nazionale, abbassando un poco la testa in un gesto tanto poco originale quanto appropriato. Lo fanno i turchi e lo fanno i greci, senza differenza alcuna.


Quando i secondi lunghissimi del minuto di silenzio partono, però, inizia qualche cosa di inaspettato, perché dagli spalti prende il via una grandinata di fischi, urla e rumori vari che smentiscono il rispetto che quel minuto vorrebbe trasmettere. Il gesto è già grave, ma potrebbe essere male interpretato: i tifosi turchi avrebbero preferito l’annullamento del match? Era questo il gesto di rispetto che si chiedeva? Forse c’è qualcosa che qui, in Italia, non sappiamo. E’ giusto non saltare subito alle conclusioni, è doveroso. Solo che i brevi istanti in cui ci si poteva lanciare in ipotesi e spiegazioni, o raccogliere informazioni ulteriori che aiutassero a capire, da quegli stessi spalti si alza un coro che i dubbi li spazza via con l’effetto di una secchiata di acqua gelida. Il coro dice che Allah è grande, è più grande, è il più grande. Il video, ripreso in Italia dall’agenzia Ansa, visto e rivisto più volte, non modifica la percezione iniziale. Hanno detto, anzi urlato, proprio quelle parole.


Parole criticabili con facilità, inappropriate, fuori contesto, provocatorie. Si potrebbe passare una giornata intera a pensare a tutti i motivi per cui sarebbe stato meglio non intonare quel coro.

Un errore che, di riflesso, potrebbe indurre ad un altro errore, e cioè quello di considerare che quel coro lo abbia intonato la Turchia intera.

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Quello che succede negli stadi di calcio è di solito improntato a un estremismo che non rispecchia la società intera, e forse è in questo senso che si devono interpretare i fatti di ieri sera. Forse. Speriamo che sia così.

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