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Nel frattempo che tutto il mondo si appresta a ricordare l’attentato dell’11 settembre 2001 al World Trade Center (New York), avvenuto da parte di terroristi attesi nell’aldilà da bellissime vergini e pronti al martirio all’inno di: “Allah akbar” (Dio è il più grande), altri 11 settembre vengono dimenticati o non conosciuti. La mediaticità di questi ultimi decenni è come noi: figlia dei nostri tempi, dirompente e globale. Un «imperituro ricordo», quello del W.T.C. impossibile da scordare e da tollerare. Un’informazione che ci violenta, decidendo per noi, decretando la commemorazione di una sola strage: quella avvenuta dodici anni fa alle Torri Gemelle, in cui morirono 2.752 persone di settanta diverse nazionalità. Purtroppo, però, l’11 settembre non è solo il triste ricordo di quegli attacchi dove persero la vita donne e uomini innocenti, molti dei quali ben lontani dall’ideologia capitalista (come ad esempio i pompieri, i poliziotti o uomini delle pulizie) o da quel ‘credo infedele‘, sostenuto da chi ha «dovuto» massacrare per un ideale del tutto opinabile e discutibile. Questo giorno va ricordato anche per il massacro di 120 uomini, pionieri di  Mountain Meadows (Utah) nel 1857; per i ‘settembristi’: rivoltosi che nel 1890 invasero con la forza il Canton Ticino instaurandosi armati nel Governo. Anche il 1919 non va dimenticato: l’11 settembre Marines statunitensi sbarcano in Honduras, numerosi morti seguirono dopo gli scontri. E’ perfino il giorno delle 30 vittime morte a Venezia e provincia nel 1970, a causa di un tornado traditore (il più devastante che abbia mai colpito il nostro Paese). Come dimenticare anche il terribile golpe militare in Cile, nel 1973, che sventrò la Moneda uccidendo Salvador Allende e centinaia di altre persone per l’ideale fascista di Augusto Pinochet e dei suoi battaglioni della morte.

Leggi anche: Attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre: chi è l’uomo nella foto simbolo?


Stiamo assistendo quotidianamente a «degli 11 settembre», senza poter analizzare, per via della velocità mediatica, le motivazioni nel suo essere e il perché abbiano spinto un popolo, un ideale o un dittatore a massacrare i propri simili, a insorgere contro il diverso o a non tollerare più la normalità.

L’11 settembre è una metafora, dal momento che ogni giorno è da ricordare, da commemorare o da festeggiare, soprattutto in questi periodi di magra. Non vi è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo”, disse Pier Paolo Pasolini, precursore di quello scomodo quanto mai moralizzato libero idealismo contemporaneo.

Ci siamo abituati alla morbosità del dramma, purtroppo, focalizzando solo alcuni giorni, per noi solenni, in cui una notizia è esplosa nelle nostre case con la forza di un tornado, invadendoci armata; per fortuna senza fare vittime stavolta.

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