Ucciso in Siria l’inviato di France2, aveva vinto il Premio Alpi

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Ucciso in Siria l’inviato di France2, aveva vinto il Premio Alpi


Ucciso in Siria l’inviato di France2, aveva vinto il Premio Alpi
Gilles Jacquier colpito con un razzo a Homs. Ci sono feriti. Assad, bersaglio delle proteste, si difende: E’ complotto

Gilles Jacquier, giornalista francese inviato dell’emittente televisiva France 2 e vincitore del Premio Ilaria Alpi 2011, è stato ucciso durante nuovi scontri nella città di Homs, in Siria. Un altro reporter di nazionalità olandese è rimasto gravemente ferito da una scheggia all’occhio. Le vittime stavano seguendo una manifestazione anti-regime a Homs, quando sono state raggiunte da granate o colpi di mortaio. Ci sono altri feriti.

Il presidente Assad è tornato ad assicurare che il regime trionferà sul complotto dei suoi nemici di fronte a una folla di sostenitori nella capitale. Nel frattempo, l’Unione europea ha affermato la sua determinazione a continuare a rafforzare le sanzioni contro Damasco.

L’ultimo, in ordine di tempo, ad aver denunciato i crimini commessi in Siria è stato un membro della delegazione di osservatori della Lega Araba che ha presentato le sue dimissioni denunciando il regime di Assad per avere realizzato delle montature e una serie di barbarie.

‘Ho visto un vero disastro umanitario. Il regime non compie un unico crimine di guerra, ma una serie di crimini contro il suo popolo’, ha denunciato ad Al Jazeera l’algerino Anouar Malek, sottolineando che la situazione più grave è a Homs, città-epicentro della rivolta.

L’osservatore ha inoltre spiegato che il regime non si è conformato ad alcun punto del piano proposto dalla Lega araba: ‘Non hanno ritirato i carri armati dalle strade, li hanno solo nascosti e ridispiegati dopo la nostra partenza’, ha detto. ‘I prigionieri sono torturati, nessuno è stato rilasciato’, ha insistito Malek, accusando il regime di avere preso delle persone dalla strada e averle presentate agli osservatori come detenuti liberati.

Da metà marzo la Siria è in preda a una rivolta popolare duramente repressa nel sangue. Sono più di 5mila i morti della repressione, secondo le stime Onu.

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