Un gioiello musivo: il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna

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Un gioiello musivo: il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna

Il piccolo sacello di Galla Placidia è uno dei gioielli da visitare assolutamente a Ravenna. Collocato nella stessa area della basilica di San Vitale, altra meta da non mancare, era innestato in origine al nartece della chiesa di Santa Croce, fatta costruire dalla stessa Elia Galla Placidia (Costantinopoli 388-392/ Roma 27 novembre 450). Quest’ultima è stata nipote, figlia, sorella e madre di re e imperatori, nonché reggente dell’impero per un breve periodo. Figlia di Teodosio I e della sua seconda moglie Galla, sorella di Onorio e Arcadio, madre di Valentiniano III. La sua vita è stata indubbiamente avventurosa e ricca di colpi di scena: viene presa in ostaggio nel primo sacco di Roma nel 410 da Alarico e da lui ceduta al goto Ataulfo, di cui diventa sposa in Spagna. Nel 415 Ataulfo viene ucciso da Sigerico e Wallia restituisce Galla al fratello Onorio, che la dà in sposa a Costanzo. Galla diventa imperatrice nel 425 e regge l’Impero per 25 anni, prendendo il potere nel periodo di minor età del figlio.

Oltre a Valentiniano III, Galla Placidia è madre di Onoria. Grande committente d’arte, fa realizzare a Ravenna la chiesa di San Giovanni Evangelista, la chiesa di Santa Croce con l’annesso mausoleo, la chiesa del Santo Sepolcro e un complesso monastico intitolato a San Zaccaria. Finanzia edifici anche a Rimini (chiesa di Santo Stefano) e Milano (cappella di Sant’Aquilino nella basilica di San Lorenzo), fa restaurare San Paolo fuori le Mura a Roma, finanziando i mosaici dell’arco trionfale.

Il sacello è stato edificato intorno al 424, a pianta cruciforme, con copertura a botte e cupola innestata nel punto di incontro dei bracci. Quest’ultima è esternamente nascosta dal tiburio ed è costruita secondo l’uso bizantino: mediante anelli concentrici di anfore vuote, che conferiscono leggerezza alla struttura. Al di sopra del tiburio compare la pigna, allusione all’eternità, elemento che farebbe pensare ad una destinazione come mausoleo, oppure come edifico martiriale. Sicuramente Galla non vi fu mai sepolta, per alcuni sarebbe addirittura l’oratorio dei santi Celso e Nazario.

Se esternamente si presenta con forme molto semplici, in cotto, internamente stupisce per la straordinaria ricchezza di mosaici, marmi e alabastri. La parte inferiore delle pareti è rivestita da un marmo brecciato dalla colorazione gialla-aranciata, mentre le piccole finestre sono schermate da preziosi alabastri dai toni caldi, che filtrano la luce in modo da creare un vano sfavillante e irreale. I mosaici rivestono le volte, la cupola, gli intradossi e le lunette, con una colorazione di fondo azzurra, su cui si innestano motivi geometrici e figurativi. Nella cupola, la grande croce emerge da un fondale blu, con ai lati i simboli degli Evangelisti. Nelle lunette si stagliano i soggetti figurativi: il Buon Pastore, il martirio di San Lorenzo, cervi e colombe che si abbeverano alla fonte.

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