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Un milione di dollari se mi ammazzi, la proposta di Travis Barker dei Blink 182

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Un milione di dollari se mi ammazzi, la proposta di Travis Barker dei Blink 182

Nel video di ‘All The Small Things’, il maggiore successo dei Blink 182 è, dei tre membri del gruppo, quello che ride e sorride meno di tutti.

Forse, anzi, è l’unico che non sorride mai. Se ne sta là dietro a picchiare sul rullante, a torace nudo, ma ancora non coperto per intero di tatuaggi, come oggi. È Travis Barker, 40 enne batterista dei Blink 182. Da quel fortunato singolo sono passati ormai quindici anni, ma i Blink 182 ci hanno costruito attorno una carriera, e il ricordo della parodia dei Backstreet Boys, che faceva da leitmotiv al video, resiste al tempo. Ironia e autoironia applicate al punk, con tanto di ariose aperture pop. Una formula vincente, senza dubbio, anche a così tanti anni di distanza.

L’occasione per riparlare dei Blink 182 e, in particolare, del loro batterista, è l’uscita, avvenuta in questi giorni (il 20 ottobre negli USA), dell’autobiografia di Travis Barker, dall’emblematico titolo “Can I Say: Living Large, Cheating Death & Drums, Drums, Drums”.

Di certo non mancheranno le usuali descrizioni degli albori dell’avventura musicale, né i di certo numerosissimi aneddoti di vita da rock star, ma la cosa più interessante sembrano essere le parti dedicate all’incidente aereo nel quale Barker non ha perso la vita per qualcosa che davvero assomiglia ad un miracolo.

Era venerdì 19 settembre 2008 quando l’aereo privato su cui viaggiava il batterista dei Blink 182 si schiantò poco dopo il decollo dall’aeroporto di Columbia, in South Carolina. Ci furono quattro morti e due superstiti, fra cui proprio Travis Barker, che, nell’autobiografia, racconta di quell’episodio: “l’aeroplano in fiamme e le mie mani in fiamme, io che mi tolgo la cintura di sicurezza e salto. Fondamentalmente il mio corpo è in fiamme. Sono imbevuto di carburante e non posso fare nulla per spegnermi. Sono completamente nudo, corro e mi tengo i testicoli, non so neppure perché. Poi mi rendo conto di essere fuori dall’aereo e l’aereo esplode”.

Barker riportò ustioni molto gravi su quasi il 70% del corpo e trascorse i successivi quattro mesi in un letto di ospedale, subendo più di venti interventi. Un periodo terribile, come ha raccontato di recente in un’intervista a ABC News, durante il quale pensò al suicidio assistito, arrivando persino a telefonare agli amici chiedendo loro di aiutarlo in quel proposito. “I medici” ha raccontato Barker “hanno dovuto portarmi via il telefono perché chiamavo amici dicendo loro: ‘Ti verso un milione di dollari sul conto se lo fai’”.

Una confessione che, oggi, a distanza di tempo, Travis Barker può permettersi di fare, forse anche per dare un trampolino di lancio al libro in uscita, ma che, infondo, racconta comunque qualcosa di quel tipo che nel video rimaneva là infondo, a tenere il tempo, lasciando agli altri il compito di sorridere.

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