Un nuovo pretendente: Prandelli

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Un nuovo pretendente: Prandelli

Le dichiarazioni del dopo partita di Stramaccioni sono state improntate ad un cauto ottimismo : “Oggi abbiamo fatto un piccolo passo indietro, ma non ci nascondiamo mai. Siamo l’Inter. Finché c’è matematica continueremo a lottare per la Champions”.

C’è la consapevolezza di non aver disputato una buona gara ma mr. Stramaccioni non vuole smettere di credere all’obiettivo 3° posto, bisogna anche ricordare che le squadre davanti all’Inter stanno andando a “corrente alternata”: un pareggio per Lazio e Udinese, una vittoria per il Napoli e una sconfitta per la Roma.

Stramaccioni sembra soddisfare Moratti ma i rumors continuano; si vocifera di un nuovo candidato alla panchina nerazzurra: Cesare Prandelli.

Il profilo del tecnico della nazionale, stando alle voci riportate da alcuni quotidiani e da Sky, sarebbe l’ideale per il nuovo progetto di Moratti; riuscire a creare una formazione vincente abbinando sapientemente campioni affermati e giovani promesse.

Un progetto che nelle intenzioni dovrebbe assestarsi sui tre anni, periodo necessario per permettere al tecnico di poter creare un gruppo e su questa base innestare poi i giocatori in grado di poter fornire la spinta necessaria per ottenere vittorie importanti.

La condizione imprescindibile rimane però quella di armarsi di pazienza e di credere veramente al progetto, un percorso simile non può essere soggetto a ripensamenti dopo una sconfitta o dopo un’eliminazione dalla coppa.

Punto primo; fiducia assoluta, l’allenatore dovrà essere difeso SEMPRE dalla dirigenza, dalle invettive della stampa e televisione, dalle contestazioni dei tifosi e dalle rimostranze dei stessi giocatori.   Questi ultimi devono comprendere che il tecnico gode dell’appoggio della presidenza e non si può contestare il suo operato, per questo deve avere l’appoggio di tutti , anche dei giocatori che non vengono reputati titolari; non si possono più avere delle fronde interne di giacobini.

Punto secondo; un concetto deve essere ben chiaro, un progetto simile comporta inevitabilmente pazienza, molta pazienza.   Non si può pensare che un tecnico possieda la bacchetta magica, se si vuole investire sui giovani, bisogna dare il tempo necessario per farli crescere, concedendo loro gli inevitabili sbagli che potranno fare.

Questo deve essere chiaro a tutti, soprattutto ai dirigenti, licenziare un allenatore a metà campionato può solo disorientare la squadra e destabilizzare il progetto.

 

Cereda Stefano

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Stefano Cereda 439 Articoli
Laureato in Scienze Storiche all'Università Statale di Milano, relatore in un convegno patrocinato dalla Provincia di Lecco sui 150 anni dell'Unità d'Italia, per il medesimo convegno autore di un saggio sul Risorgimento.