Un progetto per l’economia produttiva nazionale

Economia

Un progetto per l’economia produttiva nazionale

Come e perché il sistema-Paese può vincere grazie alle micro-imprese
Tanti e complessi possono oggi risultare i progetti per l’economia produttiva nazionale, oltre che per quella globale. I nostri territori sono sempre stati una fucina di grandi novità, di innovazione, ricerca, voglia e capacità di fare impresa, oltre che cultura. Alcuni di questi stessi nostri territori sono stati e sono tuttora il motore del grande processo che influenza l’intera società civile nazionale. Una crisi finanziaria ed economica non può fermare questa caratteristica culturale tipica del nostro Paese: sarebbe un po’ come andare contro la nostra stessa natura ed il nostro modo di essere. Quindi? Investire. Questo è il momento per le aziende territoriali, grandi o piccole che siano, di investire. Il nostro Paese, quello delle tanto “vituperate” micro-imprese, è ridiventato grande nel dopoguerra proprio con esse e paesi come la Francia, dal loro piedistallo, attuano oggi politiche con un occhio di particolare riguardo proprio alle piccole imprese. Queste aziende sono state e sono tuttora il grande valore aggiunto della nostra economia e del nostro benessere: ed è ora giusto e doveroso che noi tutti incominciamo veramente a considerarle seriamente, tutti compresi, politici, banche e noi stessi consulenti. La fase attuale del mercato è una buona occasione per rivalutare questa grande potenzialità, spingendo queste imprese ad investire, proprio perché il nostro sistema economico è ancora forte e può rialzarsi, anche con vigore: il punto di forza di questa economia nazionale è di continuare ad avere fiducia in se stessa, forza basata appunto sul primato dell’economia reale, del saper fare, del capitalismo familiare, della multidistrettualità e della dinamica dei consumi. Le occasioni per aiutare queste imprese a ragionare come e su cosa investire vanno comunque cercate e le opportunità analizzate e studiate. Tutto può seriamente diventare un progetto economico, valido e proficuo. Gli investimenti non si fanno solo sui capannoni o sui macchinari: anche questi servono, certo, ma oggi serve soprattutto investire sugli elementi intangibili delle aziende, sulle persone. La formazione dei collaboratori, ad esempio, fidelizza gli stessi all’azienda, motiva e rende la nostra gente partecipe del progetto aziendale. Bisogna aiutare a far comprendere che questo elemento intangibile, questo avviamento, si trasforma inevitabilmente in maggiore fatturato. Cultura d’impresa, formazione, fidelizzazione del dipendente sono elementi intangibili che creano valore aggiunto all’azienda: sono strumenti che permettono la realizzazione di un’immagine più solida dell’impresa, a fidarsi maggiormente e di affidarsi ad essa come fornitore di beni e servizi oppure come struttura a cui concedere affidamenti finanziari. Valorizzazione dell’ambiente di lavoro tramite la formazione, la ricerca, l’adozione di sistemi di qualità certificata, l’applicazione delle normative di sicurezza in materia di lavoro, ad esempio, sono elementi tutti che alimentano lo spirito di gruppo dell’azienda, creano valore intangibile che incrementa il valore complessivo della struttura anche in termini più prettamente materiali. Un progetto per l’economia produttiva nazionale può allora avere un suo punto di partenza dalla persona e dalla sua capacità di lavorare insieme. Gli imprenditori non chiedono solo di essere sgravati da obblighi burocratici e da una pressione fiscale “mortificante”, ma sanno anche agire, sanno organizzarsi, si preparano e dimostrano di avere la capacità e la propensione a valorizzare e coinvolgere i propri collaboratori e di creare nuove forme di rete fra le imprese, sia a livello orizzontale sia a livello di partnership durature con fornitori e clienti. Lo scopo di un progetto economico deve allora essere quello di superare la concorrenza locale ed anacronistica delle nostre imprese e di perseguire l’obiettivo di creazione di valori e di ricchezza favorendo tutte le sinergie possibili. Questo è il progetto, creare la rete tra imprese dello stesso territorio, attuare il cosiddetto “distretto” o, almeno, assorbirne il principio essenziale; fare cioè gruppo, realizzare un insieme di forze, cultura, capacità, e poi comunicarlo, divulgare la conoscenza, parlarne e superare gli egoismi e la paura nei confronti del concorrente, insomma, fare distretto e agganciare scenari di sviluppo. Creatività e capacità relazionali si evidenziano con chiarezza come punti di forza che indubbiamente non bastano, ma che costituiscono l’humus fertile sul quale possono crescere le imprese più forti anche in condizioni ambientali sfavorevoli. Quindi, affrontare le sfide del domani, ma già anche quelle dell’oggi, guardando alle reti, ai distretti e all’associazionismo imprenditoriale, è sicuramente elemento di successo sul fronte dell’internazionalizzazione e dell’innovazione e la riuscita di ciò non dipende dalle dimensioni dell’azienda, semmai nell’orizzonte in cui si colloca il fare impresa. Le nostre imprese territoriali possono esprimere quel “tessuto solidaristico” che è unico al mondo, creare un modello di fare impresa che sostenga la capacità degli imprenditori di aggregarsi per affrontare insieme quelle sfide che da soli non è possibile sostenere, per andare all’estero, per allargarsi anche solo sul mercato locale, per fare ricerca e sviluppo. Fare distretto ovvero, se la cosa fa “paura” perché pensiamo che il distretto possa essere solo per grandi, fare almeno rete ed associazionismo che aiuta a far emergere tutto il potenziale di ogni singola realtà imprenditoriale, incoraggia la singola azienda ad esprimere il meglio di se stessa, invita a provarci. Si potrebbe poi pensare anche più in grande, realizzare quei piani industriali o meglio ravvivare i famosi “sogni nel cassetto” dell’imprenditore che da soli non si aveva forse il coraggio di affrontare e che sotto la spinta di un gruppo porta invece ad osare, riaccendendo quella voglia di assumersi rischio d’impresa. Si potrebbe agire realizzando progetti economici sulla propria azienda che potrebbero anche essere di esempio per quelle di maggiori dimensioni e, messi tutti insieme, questi soggetti alimenterebbero l’intero sistema economico, produttivo e sociale del proprio territorio di appartenenza. Dall’esperienza dei distretti stanno nascendo nuove forme di rete non solo territoriali e non solo monosettoriali che, attraverso una dinamica più trasversale, ma simile a quella dei distretti, rendono più competitive le imprese che vi aderiscono. Se poi ben ci pensiamo, questo è il tema delle liberalizzazioni, che sta spesso nelle difficoltà di passare in poco tempo da una logica di forte regolamento ad una logica di libero mercato. Saranno poi le istituzioni pubbliche, le associazioni e la società civile a difendere e promulgare le iniziative che vengono dalle imprese, proponendo e difendendo il principio di sussidiarietà, garantendo che tutte le iniziative che nascono liberamente nelle imprese e nella società possano crescere e contribuire al bene comune, aiutarle e valorizzarle. Creare, pertanto, il dialogo con chi si occuperà di questi temi a livello politico, associativo ed amministrativo; al contempo, promuovere da parte di enti e gruppi informazioni, servizi e momenti di formazione che permettano agli imprenditori e ai loro collaboratori di proporsi sul mercato e nella società come persone che cercano di vivere e di favorire in qualsiasi situazione il connubio tra responsabilità e solidarietà. Ecco allora un possibile progetto economico dell’impresa italiana: la ricerca del valore recuperabile, quel valore occulto ed intangibile nascosto nelle nostre imprese, nei nostri “freddi” numeri contabili. Anche il fisco può aiutare nel realizzare questo progetto, perché esso, non sempre è nemico: aggregazioni di imprese, fusioni, scissioni e conferimenti aiutano a creare un sistema più forte e patrimonializzato. Il fisco ha concesso agevolazioni su tali atti: usiamole. Le piccole imprese nazionali possono veramente vincere e non devono essere i cugini d’oltralpe ad insegnarcelo.

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