Un record poco invidiabile: la benzina italiana è la più cara d’Europa

Economia

Un record poco invidiabile: la benzina italiana è la più cara d’Europa

Una pompa di benzina
Una pompa di benzina

Ormai, la corsa della benzina sembra non finire più, anche se di questo passo a non correre più saranno le tante automobili lasciate a casa da chi non riesce più a far quadrare i conti familiari e, soprattutto, non può più permetersi quello che col tempo è diventato un bene di lusso, a prescindere dalla cilindrata. Un litro di verde dal distributore, costa in media 1,747 euro, In salita, ovviamente, anche diesel (+1,17%) e gpl (+0,76%). Il dato emerso, rende quasi spasmodica l’attesa del paventato confronto con le cifre del resto del Continente e con le medie ponderate Ue che rischia di confermare il record consegnato al nostro paese con la pubblicazione dei dati del Ministero dello Sviluppo economico: alla fine del 2011 la benzina italiana era la più cara d’Europa. Se una ventina di giorni fa, un litro di benzina in Italia si pagava 1,673 euro, una cifra che consentiva al nostro paese di superare Grecia (1,643) e Olanda (1,623), rispettivamente seconda e terza in quella poco lusinghiera classifica, oggi l’unico rischio che si corre è quello di aver ulteriormente staccato le concorrenti, dopo aver preso la testa del gruppo e aver consolidato questa posizione in poco meno di un anno.

Dodici mesi fa, infatti, l’Italia era ancora sesta in graduatoria. A concorrere a questo desolante dato, sono soprattutto due fattori. Il primo è strutturale e riguarda la rete distributiva, con una rete di punti vendita che è quasi il doppio di quella tedesca, nonostante la disparità di abitanti in favore della Germania. In Italia, infatti, sono ben 24 mila le stazioni in attività e questo fa sì che le singole pompe eroghino in media una quantità inferiore di benzina, gasolio e Gpl, con una riduzione dei rendimenti di scala e il conseguente aumento dei costi. Il secondo è invece quello relativo alla componente fiscale. Infatti le tasse sui carburanti pesano in Italia per oltre la metà del prezzo finale, per effetto di accise ed IVA. Il costo del carburante, al netto delle imposte sarebbe cioè inferiore a quello di altri Paesi, che però possono godere di un regime fiscale più favorevole. Di fronte a questi dati e in considerazione dell’effetto inflattivo dei carburanti, si capisce come siano attese ormai con grande favore le imminenti misure che il governo Monti dovrebbe inserire nel progetto di legge sulle liberalizzazioni.Tra le proposte più discusse, di cui si è parlato in questi giorni, c’è l’introduzione delle cosiddette pompe multimarca, distributori che sono preposti alla fornitura di carburanti di diversi produttori.

L’ipotesi è tuttora allo studio ma gli ostacoli, come al solito non mancano. Bisogna considerare infatti che la grande maggioranza degli impianti italiani, è di proprietà delle stesse compagnie ed è offerto ai gestori in comodato d’uso. Di fronte a questa constatazione, si capisce come la strada per la riduzione dei costi della benzina, si presenta subito in salita.

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