Una azienda su tre, fallisce per il ritardo dei pagamenti statali COMMENTA  

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Attività ferma per fallimento
Attività ferma per fallimento

Come è noto, tra i provvedimenti pensati dal governo nell’ambito del piano teso allo sviluppo, c’è anche quello che prevede il pagamento dei debiti nei confronti delle imprese con titoli di Stato.

Ipotesi che pur non vedendo le stesse entusiaste, è stato accettato in quanto il problema del ritardo dei pagamenti statali sta diventando motivo di falcidia per le aziende.

A testimoniarlo è ancora una volta la Cgia di Mestre: nel 2011, quasi un fallimento su tre, è stato causato dai ritardi nei pagamenti dello Stato. Tra gli 11.615 imprenditori italiani che sono stati costretti a portare i libri contabili in Tribunale, circa 3.600 (ovvero il 31% del totale) lo hanno fatto a causa della pratica impossibilità di incassare in tempi ragionevoli le proprie spettanze.

Una situazione, che ci pone come caso unico in Europa. Un trend che negli ultimi 4 anni è quasi raddoppiato (+97,5%). Se, infatti, nel 2008 la media era di 27 giorni, l’anno scorso essa è salita a ben 53 giorni di ritardo.

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Un ritardo che si va ad aggiungere al fatto che i tempi medi effettivi di pagamento che si registrano in Italia sono i più elevati d’Europa (180 giorni se il committente è la Pubblica amministrazione, 103 giorni se il committente è un’azienda privata), aumentando in maniera esponenziale le difficoltà delle imprese e spingendone molte al fallimento. La regione più esposta su questo fronte, è la Lombardia: nell’anno appena chiuso ben 2.613 imprenditori lombardi hanno portato i libri in Tribunale. In pratica ci sono stati 31,5 fallimenti ogni 10mila aziende attive.

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