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Una battaglia personale con la dipendenza da videogiochi

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Una battaglia personale con la dipendenza da videogiochi

” Sarei pronto a scommettere un sacco di soldi sul fatto che la storia della mia dipendenza da videogiochi era diversa dalla maggior parte. Ero un marito e un padre responsabile e le dipendenze che alla fine ho dovuto ammettere non erano il risultato di giochi altamente tecnologici. I giochi di cui mi sono innamorato erano popolari all’inizio dell’era dei videogiochi.

Mi ricordo ancora quando mio suocero ha portato a casa un programma che funzionava con il televisore. Il suo nome era Pong. Questo gioco divenne un fenomeno di massa nel 1975 e non era altro che una semplice partita di ping pong per due giocatori. Non importava: facevamo l’alba giocandoci.

Fu sempre mio suocero a portare una console chiamata Atari 2600. C’erano dei giochi memorabili come Pitfall Harry, Yars Revenge e Missile Command.

Giocavo ogni tanto a questi giochi con i miei cognati quando mia moglie e io andavamo a trovarli.

Anche se mi piaceva giocare, era come se più il gioco era nuovo e meno mi piaceva giocarci.

Un giorno, mi trovavo in un negozio di videogiochi e ho scoperto che potevo noleggiare un Nintendo, (molto basilare naturalmente), per soli $5 e prendere due giochi per un dollaro ciascuno. Uno dei giochi che ho scelto era Castlevania II; Simon’s Quest. Questo non assomigliava a nessuno dei giochi a cui avevo giocato fino ad allora. Non era solo uno schermo dove si svolgeva un episodio, ma ero obbligato a scoprire delle cose per poter progredire nel gioco. Ogni venerdì notte noleggiavo la console e giocavo fino a domenica notte.

Alla fine ho comprato il Nintendo, ma la dipendenza più forte doveva ancora arrivare.

Nel 1991 mi fu presentato Mario, precisamente Mario 2. I miei figli mi avevano chiesto quel gioco per Natale e mia moglie ed io (e Babbo Natale ovviamente) abbiamo accondisceso.

Tuttavia, mentre li guardavo giocare, sono rimasto stregato. Ero un uomo di 42 anni, il direttore del dipartimento per l’assicurazione medica della mia azienda, e tutto quello a cui riuscivo a pensare era come arrivare al livello successivo del gioco. Ero dipendente.

Non ne ero consapevole finché mia moglie non mi ha preso da parte e mi ha detto:”Dobbiamo parlare.” Giocavo ogni fine-settimana, per tutto il fine-settimana, cercando per ore di trovare dei codici che mi permettessero di avanzare. Era ridicolo, per non parlare di quanto fosse ingiusto nei confronti dei miei figli, che non avevano mai il permesso di giocare così a lungo.

Mi sono rifiutato di smettere. Infatti, ho battuto sia Castlevania II: Simon’s Quest sia Mario 2. Quando ci sono riuscito, mi sono fatto scattare una foto dai miei figli davanti al televisore, con lo schermo che dimostrava la mia vittoria.

Quando le acque sembravano essersi calmate, è stato rilasciato Mario 3.

Fu all’epoca che giurai che avrei battuto qualsiasi videogioco che sarebbe stato creato. Il terzo giorno ho chiamato a lavoro, fingendomi malato, per poter giocare e mia moglie mi ha colto in flagrante. Ho capito allora di essere “malato”.

Soffro di un disordine di ordine ossessivo-compulsivo che include dipendenze. Credo che questo abbia contribuito al disastro. Anche dopo essermi reso conto della dipendenza, ho continuato a giocare intensamente, finché non ho sconfitto Mario 3. Ho comprato un altro paio di giochi per i ragazzi, ma ho dovuto affrontare il fatto che avevo un problema e ho dovuto vedere un consulente un paio di volte. Dopo tutti, far voto di battere qualsiasi videogioco creato non era un pensiero molto lucido.

Alla fine, per fortuna, ho sconfitto la mia dipendenza. “

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