Una Juve “internazionale”?

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Una Juve “internazionale”?

Tu quoque, Simone. No, da Vergassola proprio non se l’aspettava Antonio Conte: il conducator juventuno non poteva aspettarsi che proprio il capitano della trionfale promozione in A dello scorso anno, quella che gli ha definitivamente spalancato le porte della sua Juventus, potesse stoppare con un maldestro colpo di mano la corsa della capolista, costretta a rimpiangere due punti potenzialmente pesantissimi nella lunga lotta scudetto. E forse proprio alla familiarità con l’ambiente senese va ricondotto il fin sorprendente fair play mostrato dal tecnico nel dopo-partita. Ma Beppe Marotta non ha mai lavorato per il Siena, ed allora il dg della Juve si è sentito in dovere di “farsi sentire”. Nel momento in cui l’ex dirigente della Sampdoria ha fatto capolino davanti alle telecamere di Sky e Mediaset Premium, tutti gli appassionati hanno compreso che la sua presenza non fosse da ricondurre alla volontà di commentare tecnicamente la partita.

Ecco così andare in onda il primo, vero lamento della stagione, almeno per quanto riguarda le grandi tradizionali, arrivato tre giorni dopo il ben più assordante j’accuse della coppia Mazzarri-De Laurentiis, che si sono finalmente trovati d’accordo ma solo parlando di arbitri.

Una capolista dev’essere trattata con rispetto” ha sentenziato Marotta. “E per rispetto intendo designazioni arbitrali appropriate, possibilmente con fischietti internazionali”. In verità la scena non è stata inedita visto che anche durante la sua permanenza in blucerchiato Marotta era solito presentarsi davanti a microfoni e taccuini in concomitanza con palesi errori arbitrali. In serata è arrivata la replica del designatore Braschi, prevedibile e scontata ma inevitabile: “Per me tutte le società meritano rispetto, dalla Juve al Novara. E poi cosa vuol dire rispetto”. Tutto finito? Niente affatto perché lunedì mattina Marotta ha ribattuto la palla oltre la rete: “Braschi non mi ha convinto. Per rispetto intendo dire designazioni appropriate”. Accuse ben circostanziate, di cui però si sarebbe potuto fare a meno. E non solo perché tre settimane fa, quando furono due i rigori negati al Cagliari per falli di mano ancora più chiari nell’area juventina, Marotta non calcò certo la mano sull’episodio, ma pure perché mercoledì sera la schiacciata di Dias in Lazio-Milan non era certo stata meno vistosa di quella di Vergassola ma dal fronte rossonero non si era assistito a cotanta levata di scudi.

Piuttosto il problema risiede in motivi di opportunità: quello contro il Siena è stato il primo episodio sfavorevole alla Juve in stagione.

Basterebbe scorrere la stagione per capire che gli errori arbitrali, lungi dall’essere stati ridotti, sono stati quest’anno quantomai distribuiti: dalla Juve al Novara per tutti ci sono stati favori e torti. Nessuno crede davvero al fatto che a fine stagione errori pro e contro si bilancino ma la serenità di giudizio è il primo ingrediente per poter parlare di campionato regolare. Quella di oggi non sarà forse la classe arbitrale migliore della storia ma di certo l’indipendenza è stata ritrovata. E nel giorno in cui sono state depositate le motivazioni di Calciopoli questo è un bel punto di partenza per tutti. Né una capolista si misura dal numero di rigori a favore o da quello degli arbitri internazionali che la dirigono. Ma questo Conte lo sa bene: per questo chiede di più ai suoi attaccanti.

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