Una lezione da cani COMMENTA  

Una lezione da cani COMMENTA  

Si chiama Figo l’essere vivente che ci ha dato una lezione di umana compassione, gratitudine e rispetto. Un saluto estremo che ha già fatto il giro del web, stupendo e commuovendo milioni di persone. Figo però è un cane, non un uomo. Questo suo gesto, mentre appoggia la zampa sulla bara del suo “collega”  (Jason Ellis, 33 anni, poliziotto, morto trivellato da numerosi colpi di arma da fuoco mentre era in servizio) non è un distillato di patetismo, nemmeno un surrogato, ma amore e sentimento da un essere ad un altro. Quel sentimento che in alcuni di noi umani vive anestetizzato senza mai manifestarsi, perso tra le scartoffie del risentimento e della vendetta. Noi siamo l’umano essere, così perfetto, quelli che diciamo parole come “ti amo” o ci sacrifichiamo per l’altrui vita ma… non sempre va così. Noi siamo anche quei figli che non partecipano al funerale del proprio genitore, per quel diverbio vecchio quanto la stupidità. Siamo quelle madri che in preda ad un incomprensibile delirio di follia soffocano l’amore più puro e naturale, ammazzando i loro figli, affogandoli o gettandoli dalla finestra. Siamo anche i padri che rinnegano i figli, togliendo loro ogni insegnamento di perdono e compassionevole tolleranza, siamo i fratelli che si odiano per un’eredità a tal punto da far rabbrividere gli stessi Caino e Abele. Figo, però, non nutre questi sentimenti umani di rancore e odio, il suo primitivo raziocinio è semplice e istintivo, privo di cattiveria.

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Con la zampa appoggiata alla bara, il muso triste, e con gli occhi persi nel chiedersi dove andrà il suo amico, accarezza la coscienza di ognuno di noi «senza parlare da saccente in una diretta televisiva dal sapore malinconico, confezionataci da qualche presentatrice dell’odience elegante o indossando la Casula viola su di un pulpito».

Figo, più semplicemente, ha seguito il suo istinto. E’ inutile quanto mai fuori luogo chiedersi l’interpretazione tecnica di tale gesto; se il cane abbia salutato in quel modo il suo partner perché il suo olfatto finissimo sentiva ancora la presenza di Jason, (come vorrebbe qualcuno), oppure se nell’atto di dare la zampa, il cane possedesse un ricordo atavico di sottomissione proveniente da quando era un selvatico lupo e doveva obbedienza a un capobranco.

Qui non si tratta di una discussione tra etologi e professori del sotuttoio, ma dell’impressione e della profonda emozione che si ricava da questo straordinario e commovente «addio».

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Stavolta lo studio del comportamento istintuale ed etologico del cane ha veramente poca importanza difronte a un atteggiamento simile: «Si tratta di umanità».

Parola inappropriata? Può darsi, ma ci sta, rendendo giustizia ad alcune efferatezze umane citate come animalesche nel comprendere che un “uomo”, dopo aver compiuto un delitto atroce e spietato, magari verso i propri cari, viene definito “bestia”. Per cui il gesto di un cane, dopo un saluto simile verso il suo amico, può essere considerato umano. Oltretutto il cane poliziotto sta mostrando segni di depressione, non mangiando più, quasi pronunciasse in intimità il suo “rosario” di perdono verso quelle persone, così poco umane, che gli hanno portato via il suo migliore amico in un maledetto pomeriggio di maggio di pochi giorni fa. E’ bastato questo bestiale gesto – la zampa sulla bara –  per farci commuovere, comprendere e imparare l’altrui pietà, in questo periodo di guerre, massacri e scandali di ogni genere compiuti da chi non dovrebbe scandalizzare. Se i presidenti e i politici di alcune nazioni ragionassero come Figo, le guerre verrebbero fatte a chi da la zampa per primo per salutare. «Grazie Figo per la tua lezione di umanità»

“Figo tra oggi e domani sarà congedato, come un vero poliziotto, e verrà  affidato alla vedova di Jason Ellis e ai due figli adolescenti del poliziotto scomparso” (N.d.r)

 

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