Una mutilazione per resistere COMMENTA  

Una mutilazione per resistere COMMENTA  

Mentre una classe di italiani usufruisce gratuitamente del portaborse, di un telefono cellulare; della tessera cinema; tessera teatro; tessera mezzi pubblici urbani; francobolli; taglio di capelli; viaggi aerei nazionali; lavanderia e stiratura; circolazione autostrade; piscine e palestre; treni; aereo di Stato; cliniche; assicurazione per infortuni; assicurazione morte; auto blu con autista; rimborso del carburante; ristorante e assicurazione parlamentare all’interno dell’Aula (rimborso su qualsiasi oggetto privato sparisca all’interno del Parlamento), un uomo disperato ha messo in vendita il proprio rene per mantenere la famiglia. Non siamo difronte ad un gesto onorabile fatto nel nome di un credo mistico, in un Paese troppo distante da noi per poterlo capire, ma il fatto è avvenuto per dolore, nel vicino Friuli. Il cinquantenne disoccupato, padre di famiglia, sta descrivendo senza parlare la disperazione del quotidiano, dove l’espressione più patetica non è la scelta del gesto, ma la mancanza di una ritualità mensile come quella di uno stipendio. Una roulette russa spregiudicata, priva di etica e dannatamente odierna.


La fabbrica dove l’uomo lavorava ha dovuto fare dei tagli – causa pressione fiscale insopportabile – e lui, che come professione faceva il metalmeccanico manutentore, è stato lasciato a casa con la stessa freddezza di un “avanti un altro!”. Questo è accaduto tre anni fa, nel  settembre del 2010. Avendo compiuto 50 anni (ormai inutile alla produttività) l’azienda per cui lavorava gli aveva garantito tre anni di mobilità prima della pensione, ma il periodo è stato allungato vista la nuova legge, quindi adesso è senza lavoro e senza pensione. La decisione dei vertici della fabbrica non ha però intaccato la sua ambizione, così ha deciso di aprirsi un’edicola utilizzando i soldi dell’Inps, ma anche qui il pachiderma burocratico dal deretano basso gli ha negato il prestito, e il sogno di «campare come un cristiano» è rimasto un ricordo da raccontare ai nipoti. Ma se l’alchimia speculativa culla chi ha i soldi, facendogliene fare di più, per un disperato non c’è limite alla malasorte: anche il Comune ha deciso di non dargli più il sussidio dal momento che i soldi sono finiti (o per meglio specificare: sono stati spesi per pagare tagli di capelli e gite fuori porta a chi guadagna 15 mila euro puliti al mese) e lo stipendio della moglie è appena sufficiente per coprire le spese vive.


Così l’ex metalmeccanico ha deciso di promuovere questa sua singolare vendita, con fogli scritti di suo pugno a tappezzare l’intero paese. Dice che se non riuscirà a vendere il rene per lui sarà la fine, si ammazzerà, così sua moglie e i suoi figli prenderanno una pensione anche se minima. Quello che sconvolge non è solo la vendita di un organo per riuscire a vivere ancora qualche anno, ma la totale cecità di un sistema che procede incerto e barcollante, come un gatto a cui sono state tagliate le vibrisse. Una vergogna che cade dall’alto, come fosse pianificata e senza sbocchi. Il cancro dell’anima è l’indifferenza di chi crede di agire sempre nel modo corretto, parlando come un saccente di Eleusis ai propri adepti, con la camicia stirata, il taglio di capelli sempre sfoltito e un’assicurazione milionaria nel caso crepi facendo fitness. Adesso speriamo che qualcuno si faccia avanti, magari qualche istituzione, al fine di assumerlo ed evitare così una mutilazione al solo scopo di resistere.


 

 

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