Una pace possibile ?

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Una pace possibile ?

(foto da http://www.blogzero.it)

Baipassando, ma non evitando, la considerazione dell’atroce realtà del conflitto isdraelo palestinese, mi pare doveroso l’onere di rendersi conto di come l’intera politica internazionale, le relazioni e manipolazioni tra Stati, sia stata intaccata dai voleri dello stato di Netayahu.
Già qualche mese prima dello scoppio, ufficalizzato dall’uccisione di Ahmed al Jabari, leader delle brigate Ezzedin Al Qassam, braccio militare di Hamas, la rivista Internazionale denunciava le, neanche tanto velate, intenzioni del leader isdraeliano, che aveva dichiarato “la guerra può essere evitata solo a certe condizioni”. L’implicatura si palesava senza troppe remore, obbiettivo finale e, forse, possibile interlocutore per sedare gli animi, era l’Iran.
Ma non è tutto. Isdraele non si preoccupa, nè mai si è preoccupato, di celare i propri intenti. Di nasconderli per, come si suol dire, salvare la faccia e le apparenze.
Già da settembre il governo finanziava ditte per la costruzione di nuovi rifiugi e, intanto, provvedeva a distribuire nelle case di tutti gli Isdraeliani, phamplet con in copertina un simpatico muppet arancione, che spiegava alla popolazione “come comportarsi in caso di guerra imminente”.
Se dinanzi a tali iniziative, in un contesto tormentato da mezzo secolo di negazioni e atrocità, le compagini internazionali e statali non hanno avuto reazione alcuna, perchè mai dovrebebro prendere una posizione dinanzi la loro ufficializzazione?
E’ ovvio che il tanto osannato Obama, democratico, si preoccupi di giustificare l’azione di Isdaele e, addirittura, sostenerne il diritto alla difesa.

Dovrà pur, il presidente, difendere e tutelare i finanziatori della propria campagna elettorale. La lobby ebraica è, negli Usa come in gran parte del mondo, tra le più potenti e forti politicamente ed economicamente.
E si sa, sono i soldi a far girare il mondo e le sue politiche. Non certo la difesa dei diritti umani.
Che importa se gli Isdraeliani arrestano bambini solo perchè tirano pietre ai soldati. Non importa se provvedono a uccidere senza distinzione e riverenza.
basti pensare che anche nell’esercito italiano esiste la pratica dello “sparare all’isdraeliana”. Sparare, cioè, alla rinfusa, senza neanche preoccuparsi di guardare cosa, chi o come si colpisca.
E’ svilente, rammaricante, angosciante pensare a tale realtà. Pensare che tale realtà è difesa, supportata e incentivata da quelli stati che si professano democratici.
Soprattutto, è allarmante e demoralizzante rendersi conto che nessuna fonte d’informazione ufficiale ne parli, ne faccia una denuncia per sensibilizzare e, magari, perchè no, mobilitare gli animi.
Nessuno, fin’ora, ha operato una lettura a posteriori sulle tanto acclamate “primavere arabe”.
Nessuno si è chiesto se non si sia trattato solo di manipolazioni? Strano è che si siano consumate solo in paesi che sostenevano la PAlestina e che, ancora più starno, si siano concluse con le vittorie elettoriali dei Fratelli Musulmani.
Un applauso va al Mercosur, unico organo che ha ufficializzato la propria posizione anti Isdraele.

E al new York Times che, palesemente in contrasto con le politiche di Obama, ha recentemente pubblicato un articolo di denuncia, sostenendo che l’attuale massacro su Gaza altro non è che l’espediente per testare nuove armi e nuove tecniche militari da usare, poi, contro l’Iran di Ahmadinejad.

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