Una serata nel mondo materiale

Roma

Una serata nel mondo materiale

Di tutti i quattro, lui era sempre stato il più calmo, il più silenzioso. Non è diventato un’icona politica come John, non era un bellino come Paul o amichevole e simpatico come Ringo. Lui era qualcosa di più. E voleva qualcosa di più, che nei Beatles non poteva conseguire. È stato lui a portare la band in India, a trovare il Maharishi, o a portare con sé l’amico Eric Clapton a suonare la chitarra per l’assolo di While my guitar gently weeps, quando i rapporti all’interno del gruppo non erano più amichevoli e ognuno faceva come gli pareva. È stato lui, ben più di dieci anni prima di Live Aid, a fare un concerto per finire la fame nel Bangladesh, con una miriade di musicisti di livello mondiale. Alla fine degli anni settanta, mise la sua casa in garanzia per finanziare il secondo film dei Monty Python, Brian di Nazareth, e formò Handmade Films, che poi produsse Quel lungo venerdì santo, I banditi del tempo, Shanghai Surprise e Mona Lisa, tra altri noti film.

Insieme a Jeff Lynne, Bob Dylan, Roy Orbison, Tom Petty e Jim Keltner, formò alla fine degli anni ottanta i Travelling Wilburys. Come accade a John, ma con più fortuna, fu colpito da un fan, che entrò nella sua casa e gli diede sette coltellate – fu la moglie, Olivia, a salvargli la vita. Il cancro però non ebbe compassione. Morì il 29 novembre, 2001, di cancro ai polmoni. Aveva 58 anni.

Ma George Harrison fu molto di più, e Martin Scorsese cerca, in un magnifico documentario, di avvicinarci all’uomo sempre alla ricerca di qualcosa in più, di più alto, di più umano nonché più divino. Nel documentario compaiono amici, famigliari, colleghi che gli furono vicini, e possiamo vedere immagini e ricordi intimi del Beatle che sempre rimaneva in secondo piano, dal quale sono uscite canzoni come Something (dedicata alla sua prima moglie, Patty), While my guitar gently weeps, My sweet Lord, Beware of darkness o Here comes the sun.

Il giovedì 19 aprile, alle 17 ore, questo documentario verrà proiettato sul grande schermo, alla multisala Barberini. È un’occasione unica per capire l’artista e l’uomo.

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