Ungheria, calci e sgambetti ai migranti in fuga, reporter licenziata COMMENTA  

Ungheria, calci e sgambetti ai migranti in fuga, reporter licenziata COMMENTA  

Cosa passi per la testa delle persone è, a volte, ben al di là del comprensibile. Spesso succede con i bambini, quando ne combinano qualcuna, e ci ritroviamo a chiedere loro a cosa accidenti stessero pensando.


I bambini non rispondono, ma è normale che sia così. Noi facciamo lo stesso la domanda, pur sapendolo, ma è giusto che sia così, perché l’insegnamento che tentiamo di trasmettere loro è che ogni azione ha delle conseguenze. Bisogna pensarci, insomma, prima di fare qualcosa.


Poi capita di vedere una donna adulta, una giornalista che si trova sul campo a raccontare la più grande tragedia umanitaria dell’Europa moderna dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, e che, videocamera alla mano, riprende un’orda di migranti in fuga dal centro di accoglienza di Roezske, sul confine ungherese con la Serbia. I migranti scappano verso l’Austria, stanchi di attendere gli autobus che lì dovrebbero condurli, hanno appena sfondato il cordone di poliziotti che impediva loro di passare e corrono verso quella che, ai loro occhi, è la salvezza.


La donna è lì a riprenderli, perché è raccontare, si sa, il compito del giornalista.

Solo che lei, che di nome fa Petra Lazlo, reporter per l’emittente magiara N1TV, non resiste all’impulso di lasciare una traccia indelebile sul momento e, lampante manifestazione dell’anzidetto fatto che è insondabile che cosa passi per la testa delle persone, inizia ad assestare calci a destra e a manca, colpendo tutti i profughi che le capitano a tiro, compresa una bambina, peraltro senza mai – proprio mai – mollare la videocamera. Quando poi le passa di fianco un uomo con in braccio il figlio, lei proprio non resiste e gli fa lo sgambetto.

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Un comportamento esemplare, dal punto di vista professionale (almeno), che pare sia valso alla reporter un pronto licenziamento da parte della direzione di N1TV.

E dire che è stato proprio un poeta ungherese, Sandor Petofi, 167 anni fa, a descrivere in modo impietoso l’uomo “che coi suoi occhi dovrebbe guardare nel sole / e invece guarda nella polvere / come se cercasse i vermi / per imparare da loro a strisciare”.

Per fortuna, non tutti gli uomini sono fatti allo stesso modo. Qualcuno sì, però.

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