Ungheria contro i musulmani, scontri al confine con la Serbia

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Ungheria contro i musulmani, scontri al confine con la Serbia

Il confine fra Ungheria e Serbia si conferma come la zona più calda del momento.
Ieri circa trecento profughi, stremati dalla lunga attesa degli autobus che avrebbero dovuto accompagnarli in Austria, hanno sfondato i posti di blocco allestiti dalla polizia magiara, che ha reagito facendo uso di spray urticante, prima di circondare il gruppo e ricondurlo nell’affollatissimo centro di accoglienza di Roszke, nei pressi del confine serbo.
Mentre Germania e Austria festeggiano la mossa risolutiva di dare asilo diretto ai profughi siriani, la tensione, in Ungheria, sale di giorno in giorno. Ieri il primo ministro Viktor Orban ha sollevato dal l’incarico di ministro della difesa Csaba Hende, sostituendolo con Istvan Simicko, già ministro dello sport.
La rimozione di Hende è stata spiegata con la mancata ultimazione del muro che dovrebbe proteggere il confine meridionale ungherese con la vicina Serbia.
Orban ha poi confermato che entro la metà di settembre darà il via libera all’invio di militari a presidiare l’accesso al paese, sottolineando che per Budapest la maggiore preoccupazione è la difesa dei confini.
“Il problema sta nelle priorità” ha chiarito infatti Orban “Più tardi, potremmo anche parlare di quote, ma ora il problema è la difesa delle frontiere dell’Ue”. “La maggioranza dei profughi viene qui” ha poi aggiunto il premier ungherese “non perché in pericolo di vita, ma perché cerca una vita migliore nell’Europa ricca”, “noi, in Ungheria, conviviamo da secoli con i rom, ma non vogliamo convivere con musulmani.

È un altra cultura, e gli ungheresi non vogliono questa presenza”.
Una dichiarazione quanto mai esplicita, che definisce in modo inequivocabile le intenzioni e il pensiero del governo ungherese, con il rifiuto dell’immigrazione in sé, al di là della situazione contingente.
Il vertice europeo sull’emergenza migranti è ormai alle porte (è previsto infatti il prossimo 14 settembre): in vista della definizione di una politica comune europea, non può che considerarsi preoccupante il fatto che, fra i paesi membri, possano ancora sussistere differenze così grandi su temi basilari come l’immigrazione.

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