Unione Europea: carcere per i migranti irregolari

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Unione Europea: carcere per i migranti irregolari

La discussione sul tema dell’immigrazioni rischia di spostarsi sul piano dei concetti astratti, anziché cercare un’interfaccia con la situazione reale per trovare una soluzione applicabile.

Mentre la frontiera, a Ventimiglia, resta chiusa per volere del governo francese, che prosegue la sua linea di applicazione rigida degli accordi di Dublino, arriva dalla Commissione Europea un anticipo di quella che sarà la posizione dell’UE al vertice fra i Ministri degli Interni sulla gestione dei migranti.

“Per assicurarsi che i migranti irregolari siano effettivamente rimpatriati, si dovrebbe ricorrere all’incarcerazione, come una legittima misura di ultima istanza, laddove sia necessario impedire che gli illegali prendano il largo” scrive il Commissario UE per le migrazioni, gli affari interni e la cittadinanza, il greco Dimitris Avramopoulos, sottolineando poi che “l’efficacia del sistema europeo per il rimpatrio dei clandestini deve essere rafforzato”.

Nell’ottica di quanto, già qualche settimana fa, evidenziavano in un comunicato congiunto Parigi e Berlino, la misura cautelare rappresenta una ovvia evoluzione del principio di offrire accoglienza ai soli cui spetta l’asilo politico, mentre per gli irregolari è da prevedere il rimpatrio immediato.

La situazione generale, però, da un punto di vista pratico, rischia di non sbloccarsi affatto.

Le procedure di identificazione e di verifica della richiesta di asilo (che, secondo Dublino, restano in carico al paese in cui si verificano gli sbarchi) sembrano essere molto lunghe, dell’ordine di 1 anno, cui dovrebbe seguire la possibilità di ricorso. Il numero di migranti in atto in questo momento, nonché quello prevedibile da qui alla fine dell’anno, è considerato da molti come assai lontano da quello su cui si ragionava ai tempi del regolamento di Dublino. La detenzione, infine (6 mesi, con la possibilità di prolungamento fino a 18 in specifiche situazioni di mancata collaborazione), non sarebbe per nulla una soluzione, dal punto di vista dell’Italia, vista la perenne emergenza carceraria.

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