Università e spending review: più tasse per tutti, anche per gli studenti in regola

Economia

Università e spending review: più tasse per tutti, anche per gli studenti in regola

L’ultima versione del testo di legge sulla spending review, che è stata approvata questa mattina dal Senato, risulterà una vera e propria doccia gelata per migliaia di studenti universitari che speravano che la loro costante applicazione nello studio li avesse salvati da un cospicuo aumento di tasse. Qualche giorno fa, infatti, sembrava che solo gli studenti fuori corso fossero destinati ad un drastico incremento di tasse universitarie, fino al doppio del normale, a seconda di determinate fasce di reddito familiare: del 25 per cento con un Isee fino a 90 mila euro lordi l’anno, del 50 per cento fino a 150 mila, del 100 per cento oltre i 150 mila.

Le analisi svolte dalla Ragioneria generale dello Stato e dal ministero dell’Economia, però, hanno reso l’aumento delle imposte universitarie davvero universali, coinvolgendo anche gli studenti in corso. D’altronde, anche ad un occhio inesperto, le soglie previste dalla prima versione del decreto apparivano piuttosto elevate: ad esempio, il tetto massimo, ovvero l’aumento del 100 per cento delle tasse per chi è fuori corso e ha un reddito familiare superiore ai 150 mila euro, si applicherebbe solo a 30 mila persone e non garantirebbe alle università un’entrata sufficiente.

Il maxi emendamento, dunque, ha confermato la parte inerente ai fuori corso, aggiungendo che l’aumento delle tasse diventa possibile anche per gli studenti in corso, anche se con un limite: per i primi tre anni a partire dall’anno accademico 2013-2014 e se il reddito familiare di tali studenti è inferiore ai 40 mila euro lordi l’anno, questi rincari non potranno «essere superiori all’indice dei prezzi al consumo dell’intera collettività».

Per Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Udu, la manovra nasconde «la volontà di scaricare almeno 600 milioni di euro sulle spalle degli studenti e cancellare ogni limite alle tasse di fuoricorso o extracomunitari, l’omicidio dell’università pubblica».

Non solo, la strategia occulta del decreto mirerebbe a risolvere il problema «degli atenei fuorilegge che chiedono una tassazione eccessiva», che con la spending review «tramite semplici giochi di contabilità, passerebbero da 35 a 8».

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