Uno studio dell’Ocse conferma la necessità di riformare il welfare

Economia

Uno studio dell’Ocse conferma la necessità di riformare il welfare

Elsa Fornero
Elsa Fornero

La diminuzione della spesa pubblica, tanto teorizzata da alcuni soloni del liberismo, ma solo sin quando non tocca anche le loro ricche prebende, non è neutrale come sembrerebbe sentendo disquisire alcuni politicanti del nostro paese, gli stessi che naturalmente si guardano bene dal toccare la spesa pubblica concernente la politica. Andare a sforbiciare la sanità, l’istruzione e i servizi destinati alla salute, significa contribuire ad aumentare le disuguaglianze e a scavare un ulteriore solco tra chi sta in cima alla piramide sociale e chi sta in basso. A dirlo, non è l’Internazionale comunista degli anni che furono, bensì l’Ocse, il quale ufficializza queste tesi in uno studio che sarà presentato presso la sede dell’Istat, alla presenza del Presidente dell’istituto, Enrico Giovannini e del Ministro del Lavoro, Elsa Fornero. In base a questo studio, la disuguaglianza tra i redditi delle persone in età lavorativa è aumentata drasticamente nei primi anni Novanta e da allora è rimasta a un livello elevato, nonostante un leggero calo verso la fine del primo decennio degli anni duemila.

La differenza di reddito, in Italia, è superiore alla media dei Paesi Ocse, è più elevato che in Spagna e più basso del Regno Unito e del Portogallo. Nel 2008, sempre in base ai dati Ocse, il reddito medio del 10% degli italiani più ricchi era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro), mentre negli anni ’80 il rapporto era di 8 a 1. Ci sarebbe un modo più veloce di altri, secondo l’Ocse, per sanare questa ferita al tessuto sociale, cioè una riforma delle politiche fiscali e previdenziali, che sono lo strumento diretto migliore e più efficace per redistribuire al meglio la ricchezza prodotta. Cui andrebbero unite quelle riguardanti gli ammortizzatori sociali, indicati come fondamentali in tempi di crisi, in particolare le politiche di sostegno del reddito. Proprio quelle politiche che in Italia non si sono mai fatte. Sarà un caso che un paese come la Germania, ove invece il welfare funziona, ha subito la crisi molto meno dell’Italia? Tutti dati che potrebbero, anzi, dovrebbero pesare sul tavolo della trattativa per la riforma del mercato del lavoro allo studio, se si vuole veramente avvicinare il nostro paese all’Europa avanzata e non allontanarlo ulteriormente, come successo negli ultimi decenni.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*