USA, crociata anti fumo: no alle sigarette negli appartamenti COMMENTA  

USA, crociata anti fumo: no alle sigarette negli appartamenti COMMENTA  

Il fumo è dannoso, dannosissimo, come ormai dimostrato senza tema di smentite in ogni sede scientifica. C’è stato un tempo in cui il collegamento fra malattie cardiovascolari e tumori all’apparato respiratorio e il fumo non era evidente, ma, oggi, non è più così.

In testa alla campagna anti fumo ci sono, da sempre, gli Stati Uniti d’America, dove avere una sigaretta in bocca è ormai cosa da malavitosi o da perfetti idioti.

Dagli USA sono partite tutte le crociate anti fumo, incluse quelle che, qualche anno fa, hanno portato anche l’Europa a vietare le cosiddette bionde in tutti i locali pubblici (per primi i cinema, poi le discoteche, i locali, i bar e i ristoranti) e i mezzi di trasporto (sui treni, un tempo, c’era la carrozza fumatori, dove i non fumatori proprio non riuscivano a stare). Ancora una volta dagli USA arriva la nuova proposta, che sposta sempre più in alto l’asticella.

L’amministrazione del presidente in carica Barack Obama – noto tabagista, o almeno così si dice – avrebbe intenzione di proporre il divieto di fumo anche negli edifici di edilizia pubblica.

Non solo nelle zone comuni o negli ascensori, dove già l’accensione della sigaretta è cosa vietatissima, ma anche all’interno degli appartamenti. Secondo quanto ha riportato l’agenzia di stampa italiana Ansa, che ha ripreso ieri nel pomeriggio la notizia, sarebbero più di un milione le famiglie che potrebbero essere interessate dal provvedimento.

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Di queste, quante abbiano almeno un fumatore fra i loro componenti non si sa, ma di certo si può stimare che il numero di persone coinvolte potrebbe essere di qualche decina di migliaia (almeno).

Le associazioni di consumatori USA, in particolare quelle che, in qualche modo, danno voce al mondo delle case popolari, hanno già alzato la voce, rispondendo alla Casa Bianca che tutto si può accettare, ma non misure che impongano divieti addirittura fra le sacre mura di casa. L’obiezione, però, è presto fatta: le case appartengono alla categoria dell’edilizia residenziale pubblica, sono proprietà dello Stato e quest’ultimo può riservarsi il diritto di imporre i regolamenti che ritiene più opportuni, a maggior ragione se si tratta di imposizioni (sì, il termine corretto è questo) fatte a fin di bene.

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