Usa: due economisti propongono di coniare una moneta da un trilione per cancellare il debito

Roma

Usa: due economisti propongono di coniare una moneta da un trilione per cancellare il debito

Due economisti americani hanno proposto di coniare una nuova moneta da un trilione di dollari ,da depositare alla Federal Reserve ,allo scopo di essere semplicemente custodita accreditandone il valore nominale al Governo.

L’idea è frutto di un artifizio interpretativo di Joe Weisenthal e Josh Barr, due commentatori economici americani, che propongono di utilizzare una vecchia legge datata 1997, varata per consentire al Tesoro americano di coniare monete di platino a uso dei collezionisti, che in questo caso servirà a coniarne alcune di valore illimitato.

L’uso di coniare moneta per i collezionisti è una prassi assai diffusa in tutto il mondo: consiste nello stampare monete che differiscono dalle altre di uso quotidiano soltanto per una lettera incisa sopra le stesse o per l’utilizzo di metalli preziosi quali oro, argento e platino.

A dire il vero, se anche la nuova moneta fosse stampata in platino, il suo valore intrinseco sarebbe nettamente superiore al valore del metallo stesso, ed è per ovviare a questo inconveniente che si sta pensando di stamparne alcune che abbiano solo un valore nominale.

Ma a cosa serve una moneta di tale entità se nessuno al mondo ha il potere di acquistarla?

La risposta è a dire il vero piuttosto semplice.

Come ben sappiamo uno dei problemi che più attanagliano l’economia globale è quello del debito pubblico: come si fa ad avviare una concreta ripresa economica, liberandosi al tempo stesso del famigerato “tetto del debito”?

I due commentatori economici americani hanno provato a sciogliere il nodo, approfittando di un buco normativo che aggira la legge sulla stampa a uso dei collezionisti. La norma infatti non pone limite al valore nominale delle monete, esso può essere infinito!

La risposta al quesito dunque sta nel fatto che non è necessario acquistare una moneta di tale entità, basta solo che sia emessa e successivamente depositata presso la Federal Reserve, la quale deve solo custodirla accreditandone il valore nominale al governo americano, che si trova pertanto nell’immediata disponibilità contabile della cifra per far fronte ai problemi del debito senza tuttavia superare la soglia deltetto” stabilita dalla legge.

Questo non vuol dire che il debito sia realmente estinto, ma la soluzione rende di fatto inefficace la normacapestroche obbliga il governo a osservare dei limiti nella spesa pubblica, fissati nel 2011 a 16.394.

Detto questo tuttavia dobbiamo fare un’importante precisazione: ogni decisione di spesa al di fuori dell’amministrazione deve essere approvata dal Congresso-.

A questo punto ci chiediamo a cosa serva la legge del tetto al volume della spesa, se comunque a decidere è il Congresso.

La risposta al secondo quesito è che tale legge è uno strumento di mero ricatto politico necessario per ottenere concessioni legislative a danno delle varie fazioni politiche avverse. Anche perché le concessioni in tempi “non di crisi”, non vengono mai date!

Tanto per fare un esempio: durante il governo Bush, (senza essere in crisi) il tetto di spesa al debito è stato alzato sette volte, da 5.950 a 12.394 milioni senza che tuttavia il partito democratico abbia mai minacciato la chiusura della cassa per mancanza di fondi. Quando si è insediato Obama, in periodo di crisi, il tetto del debito ha assunto importanza assai rilevante e graverà sulle future generazioni.

Detto questo e fatte le dovute considerazioni risulta chiaro che, ad una legge “capestro” utile solo a ricattare gli avversari politici, si può tranquillamente contrapporre l’artifizio contabile ideato da Wisenthal e Barro, per neutralizzarla.

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