USA: morta suicida Paula Cooper

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USA: morta suicida Paula Cooper

Si è tolta la vita ieri con un colpo di pistola Paula Cooper, la donna simbolo della lotta contro la pena di morte. L’hanno ritrovata fuori da casa sua, sola, in una pozza di sangue, proprio lei che aveva avuto al fianco il mondo intero quando, sedicenne, era stata condannata alla sedia elettrica, colpevole di omicidio.

La vicenda di Paula Cooper inizia come vittima di incesto. Cresce in un contesto familiare e sociale molto difficile e, ad appena quindici anni, durante una rapina, uccide la signora Ruth Pelke, al tempo insegnante di religione, con più di trenta coltellate.

Jack Crawford, al tempo procuratore di Indianapolis, chiede la pena capitale e Paula Cooper diventa la teenager nel braccio della morte.

A salvarla, negli anni ottanta, fu la mobilitazione mondiale a suo favore. L’Europa intera, con in prima fila i radicali italiani, e il Vaticano con l’allora papa Giovanni Paolo II Karol Wojityla, chiesero che alla ragazza fosse risparmiata la vita, ottenendo che la Corte Suprema degli USA emettesse una sentenza che aboliva la pena di morte per chiunque non avesse ancora compiuto i sedici anni di età al compimento del reato.

Era il 1989 e, fino a quel momento, la legge dell’Indiana, lo stato all’interno del quale Paula Cooper era stata incriminata, aveva ammesso la pena di morte anche per i bambini sopra i dieci anni.

Due anni fa Paula Cooper era uscita di prigione per buona condotta, dopo avere scontato 27 dei 60 anni cui era stata condannata dopo la commutazione di pena.

Si era diplomata e sembrava pronta ad una nuova vita. In programma aveva anche una collaborazione con l’organizzazione anti pena di morte “Journey of Hope”, fondata proprio dal nipote della sua vittima, Bill Pelke.

Tutta apparenza, viene da dire adesso.

Proprio lei, per la quale il mondo intero non aveva voluto accettare la pena di morte, ha finito per infliggersi da sé quella stessa punizione.

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