Utero in affitto: a breve sarà una necessità

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Utero in affitto: a breve sarà una necessità

“Bisogna guardare al futuro e anticipare i tempi”. Sembra essere questo il motto del parere espresso dal Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi in merito alla tematica della maternità surrogata.

“L’infertilità maschile e femminile” dice il parere, scritto dall’esperta di bio etica Cinzia Caporale, coordinatrice del Comitato, “è in aumento, e non si può escludere a priori una soluzione che nei prossimi anni sarà una necessità”. La scelta di una donna di ospitare nel proprio utero un embrione prodotto con tecniche di fecondazione in vitro – secondo la definizione esatta – se fatta “per solidarietà, va sempre ammessa, subordinandola unicamente all’accertamento dei legami affettivi o sociali tra gestante e genitori committenti nonché all’accertamento dell’idoneità della coppia richiedente alla genitorialità e della madre surrogata a ricoprire tale ruolo dal punto di vista psicofisico”.

Il Comitato si è spinto anche a dare un parere favorevole a forme di compenso, “purché non si configurino come pagamento per la prestazione, ma come semplice rimborso delle spese mediche dirette e indirette”.

Niente forme di lucro, insomma, anche se il dottor Carlo Flamigni, fra gli esperti facenti parte del Comitato, è molto chiaro anche su questo punto, ammettendo che “una donna può essere costretta ad affittare una parte del suo corpo per necessità”, ma che, comunque, è “meglio della prostituzione”. “Insomma” ha aggiunto Flamigni, “credo che la questione nel complesso debba essere valutata con atteggiamento laico e distaccato”.

Laico e distaccato senz’altro, ma pure molto pragmatico, talmente tanto che viene da domandarsi dov’è la riflessione, in tema di etica. Qualche considerazione, ad esempio, in relazione ai motivi per cui l’infertilità sarebbe in aumento, e cosa si dovrebbe o potrebbe fare per arrestare un fenomeno di questo genere, sarebbe stata molto utile, specie per capire se la società che stiamo costruendo contenga degli errori di base, un’impostazione sbagliata che, purtroppo, non si corregge a suon di progresso scientifico.

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