Vacanze romane per Vermeer COMMENTA  

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E’ il pittore dell’intimità e del privato, della famiglia, di momenti della vita quotidiana, di soggetti carichi di realismo. I suoi temi sono tanto semplici quanto sorprendenti per la loro incisività e concretezza: la scrittura e la lettura, la musica, la scienza, il corteggiamento, vedute di strade cittadine, istantanee di esseri umani assorti e silenziosi. Questo è Johannes Vermeer, massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo, celebrato per la prima volta a Roma con una rassegna a lui interamente dedicata.

Dal 27 settembre 2012 al 20 gennaio 2013 alle Scuderie del Quirinale sarà possibile ammirare selezionatissime e rarissime opere dell’artista, non rappresentato nelle collezioni italiane, provenienti dai musei di tutto il mondo, insieme a quadri di artisti suoi contemporanei, tra i massimi protagonisti dell’arte di genere del secolo d’oro olandese.

Della vita di questo grande artista, tanto amato dal grande pubblico, si conoscono pochissimi dettagli così come si sa che lavorò sempre su commissione dipingendo pochissimi quadri all’anno, non più di 2 o 3. I suoi dipinti affascinano per la straordinaria resa del colore ad olio trasparente, ottenuto dai migliori e più pregiati pigmenti rintracciabili all’epoca ed applicato sulla tela a piccoli punti ravvicinati, come anche per l’eccezionale resa, quasi fotografica, dei soggetti raffigurati estremamente precisi fisiognomicamente. Curiose risultano poi alcune tele in cui compare il “fuori fuoco”, dove certi particolari sono perfettamente a fuoco mentre altri no, con un tipico effetto riscontrabile nella moderna fotografia.

La curiosa mancanza di fonti documentali e di studi su Vermeer e le sue opere ha permesso a Han van Meegeren, il più grande falsario del XX secolo, di spacciare per autentiche, ad importanti musei e collezionisti, dipinti con composizioni del tutto originali oltre ad aver ispirato il romanzo di Tracy Chevalier  La ragazza con l’orecchino di perla da cui nel 2003 è stato tratto il film omonimo.

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