Val di Susa un anno dopo

Roma

Val di Susa un anno dopo

È già passato più di anno dallo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena, avvenuto nel giugno del 2011. E’ stato un anno lungo, all’insegna di lotte dure , presidi, assemblee, blocchi stradali e passeggiate provocatorie nelle zone occupate. Nessun segnale di cedimento da parte dei tenacissimi No Tav ; loro non ci stanno e non si piegheranno ad obbedire alla mercificazione territoriale ,da parte dei soliti prepotenti potenti.Hanno resistito a botte e lacrimogeni, denunce e arresti, allo snobismo borghese ed anche alla tentazione di cedere allo sconforto di fronte al dispiego esagerato ed esasperante delle forze dell’ordine.
Era per l’appunto il 27 giugno 2011, quando in un’alba limpida e fresca, sull’autostrada comparvero le prime camionette e la pinza di acciaio, il simbolo della devastazione del Tav.
Da allora le cose sono cambiate,la Clarea, è divenuta un deserto dove bivaccano le truppe di occupazione, in cui ogni centimetro è stato conquistato col sudore, così la Libera Repubblica in esilio vive nei presidi di coloro che continuano a resistere strenuamente, in quei luoghi dove la bandiera con il treno crociato è il più legittimo simbolo di dignità, resistenza, autogestione e soprattutto di libertà, quella che non si piega alle ingiustizie, agli interessi economici e speculativi di pochi furbacchioni in nome di interessi secondari ed individualie piuttosto che collettivi.

E’ quella libertà coraggiosa altresì che impone di stare contro la legge, non per partito preso ,ma in forza di quella legittimità data dall’agire secondo dettami morali e civili che vanno al di la dei codici di chi, non solo non vuole sentire la voce della gente del luogo, ma addirittura autorizza l’uso della violenza in nome dello Stato. Roba da epoca nazifascista!
In occasione dell’anniversario, qualche No Tav ha fatto la propria “passeggiata” lungo il sentiero che corre parallelo alla strada dell’Avanà occupata e recintata.
In Clarea è stato tagliato qualche metro di recinsione e la polizia ha continuato ad usare idranti e lacrimogeni, senza tuttavia intimidire più di tanto i No Tav, che dopo un paio d’ore sono tornati alla Centrale. A dire il vero, qualcuno ha deriso i poliziotti impauriti oltre la rete, mentre scrutavano il bosco, tremanti come foglie nonostante fossero in pieno assetto da guerriglia urbana,cioè protetti da scudi, caschi e illuminazione da carcere speciale.

Finito il turno anche i polizziotti,veri proletari per dirla alla Pasolini, sono ritornati alla loro quotidianità: sono pagati dallo Stato, fanno il loro dovere e sono tenuti ad obbedire a chi purtoppo sta in alto e che spesso li manda in avanscoperta senza sporcarsi le mani.
Ma la resistenza non finisce, neanche dopo un anno, anzi comincia un’estate di lotta, contro chi lucra sul Tav, contro le ditte “mazzettare”che hanno vinto gli appalti, contro i partiti che cercano di convincere l’opinione pubblica dell’utilità del Tav, contro coloro che hanno bisogno delle armi per battere la forza delle ragioni No Tav.
il l 20 luglio a Susa davanti alla sede delle ditte valsusine che lavorano alla devastazione della Clarea si terrà il prossimo incontro resistente

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