Valentino e Sandro Mazzola COMMENTA  

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Il calcio italiano ha celebrato diverse squadre, squadre che hanno saputo accendere la fantasia dei tifosi e dei cronisti compiendo imprese mitiche: negli anni ‘30 la Juventus capace di vincere cinque scudetti consecutivi; negli anni ‘60 la Grande Inter di Herrera con due coppe dei Campioni, due coppe Intercontinentali e due scudetti in tre anni e tante altre squadre.


Una squadra però forse più di tutte le altre ha saputo commuovere i tifosi: il Grande Torino.

Era quella una squadra formidabile, negli anni 40’ a cavallo della 2° guerra mondiale fu capace di vincere 5 scudetti e 1 coppa Italia, prima squadra a effettuare l’accoppiata scudetto – coppa Italia nello stesso anno (1942-43).

Quella squadra è ancora oggi ricordata perché venne sconfitta solo dal fato, infatti tutta la squadra, i dirigenti, l’allenatore perirono in un tragico incidente, l’aereo che li riportava a casa da una trasferta a Lisbona si schiantò sulla collina della basilica di Superga.


Morirono tutti, angeli troppo presto rapiti alla vita e portati in cielo, solo il difensore Sauro Tomà sopravvisse perchè essendo infortunato non venne convocato per la trasferta in Portotgallo.


Di quella squadra il giocatore simbolo era Valentino Mazzola, un giocatore che oggi definiremmo un top player: regista, attaccante anche difensore aggiunto; Boniperti allora giocatore bianconero ricordava in un’intervista che durante un derby aveva tirato in porta e convinto di aver segnato si era già girato per esultare.

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Accortosi che nessuno dei suoi compagni stava festeggiando si girò prontamente e si avvide che il capitano dei granata, Valentino Mazzola, aveva arpionato il pallone e stava impostando l’azione per il contropiede.

Valentino era il padre di Sandro Mazzola, Sandro ripercorse poi la carriera del padre e divenne un alfiere della grande Inter e dell’Italia, ma la sua prima maglietta calcistica fu quella del Torino, ancora oggi ricorda con commozione come lui e il fratello Ferruccio seguivano il padre negli allenamenti e Sandro concludeva a rete tiri imparabili che il grande Bacigalupo si chinava a raccogliere nella rete.

Dopo la tragedia la famiglia Mazzola si trasferì a Cassano D’Adda, cittadina alla periferia di Milano, il giovane Sandro venne seguito da veleno Lorenzi, l’attaccante interista quando l’Inter giocava in casa andava a prendere i due ragazzi e li portava a San Siro a bordo campo per assistere alla partita.

Il resto poi è noto, Mazzola entrò nelle giovanili nerazzurre nel 1957, esordì in serie A il 10 giugno 1961, giocherà solo con l’Inter disputando la sua ultima partita ufficiale il 3 luglio 1977.

Nel suo palmares 4 scudetti, 2 coppe dei Campioni e 2 coppe Intercontinentali; arrivò 2° nella classifica del pallone d’oro del 1971.

Cereda Stefano

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Laureato in Scienze Storiche all'Università Statale di Milano, relatore in un convegno patrocinato dalla Provincia di Lecco sui 150 anni dell'Unità d'Italia, per il medesimo convegno autore di un saggio sul Risorgimento.

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