Vendola: la riforma del mercato del lavoro ha intrapreso una strada sbagliata COMMENTA  

Vendola: la riforma del mercato del lavoro ha intrapreso una strada sbagliata COMMENTA  

Il leader di SeL, Nichi Vendola, sull’annosa questione della riforma del mercato del lavoro, ha dichiarato: “Oggi non conosciamo ancora la proposta precisa che sta maturando al tavolo del confronto sul mercato del lavoro. Ma certo la proposta di riforma del mercato del lavoro presentata dal governo nella notte, per quello che si conosce, va nella direzione sbagliata, quella già imboccata a suo tempo dal governo Berlusconi. La stella polare che orienta le scelte ci pare la stessa deregolamentazione e flessibilità che restano le formule magiche. Dovrebbero garantire sviluppo e crescita: maggiore efficienza, maggiore produttività e dunque anche più posti di lavoro e salari migliori. Deregulation e flessibilità selvaggia nei fatti non hanno affatto innescato quel circuito virtuoso. Hanno solo rallentato e spesso paralizzato il percorso della ricerca e dell’innovazione, sino a tradursi in calo della produttività e ostacolo alla crescita.

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La modifica, nella sostanza equivalente al taglio, degli ammortizzatori sociali non offre alcuna protezione a chi ne era privo, e che privo ne resta. In compenso costituisce un formidabile incentivo ai licenziamenti. La riduzione delle tipologie di contratto da quasi 50 a 8 è una svolta, ma rischia di rimanere solo apparente: non sfiora l’anima del dramma in cui sono costretti a vivere nell’insicurezza permanente milioni di giovani e lavoratori precari. Il praticantato resta infatti la base del sistema, e si tira dietro la precarietà come modello fondante e in prospettiva unico delle relazioni industriali.

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D’altra parte, solo con la volontà di procedere a tappe forzate verso la precarizzazione del lavoro si spiega l’insistenza sulla restrizione o cancellazione dell’art.18. Null’altro infatti puo’ giustificarla e il più bugiardo tra gli alibi è proprio quello che sbandiera la necessità di dare lavoro ai giovani.

Manca in compenso, nel piano del governo, quel che dovrebbe esserci: una strategia capace di scommettere sulla modernità reale, dunque sulla produzione ad alta compatibilità ambientale, e quindi sull’innovazione e sulla ricerca. Ci sarebbe invece bisogno di intervenire sulla crescita, con un piano per l’occupazione. Ma di tutto cio’ però non vediamo traccia: vediamo al contrario il governo perseguire nell’esecuzione dei dettati della Bce. Ma questo non serve all’Italia. E su questo non siamo d’accordo”.

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