Veneto: aborto, a una donna viene negato 22 volte in ospedale COMMENTA  

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Veneto: aborto, a una donna viene negato 22 volte in ospedale

È dovuta intervenire perfino la CGIL, affinché in Veneto una donna potesse vedersi riconosciuto il diritto all’aborto dopo esser stata rifiutata da 22 ospedali.

È stata una vera e propria odissea quella della donna padovana di 41 anni che è stata costretta a girare 23 ospedali per poter abortire. Nonostante la legge 194 preveda il diritto di scegliere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni, in Italia è spesso difficile riuscire a ottenere che tale diritto sia nei fatti rispettato. Spesso l’aborto all’interno del Servizio sanitario nazionale è quasi impossibile per una serie di ragioni che vanno dall’obiezione di coscienza dei medici alle lungaggini burocratiche.


La lunga serie di dinieghi ricevuti dalla donna veneta, già madre di due figli, è iniziata al policlinico di Padova. Incassato il primo rifiuto, la signora si è rivolta ad altre strutture pubbliche della regione ottenendo la medesima risposta. Mentre i tempi diventavano sempre più stretti, si è allora rivolta anche a ospedali delle regioni vicine. Ma sia in Friuli Venezia Giulia che in Trentino Alto Adige non è stato possibile effettuare l’aborto.


Una volta mancavano i posti disponibili, un’altra i medici erano in ferie e un’altra ancora erano tutti obiettori di coscienza. Stanca di sentirsi rispondere di no e pressata dal trascorrere dei giorni, la donna ha allora deciso di rivolgersi alla CGIL. Ed è stato grazie all’intervento del sindacato che, infine, è riuscita a veder riconosciuto il proprio diritto all’aborto, che è stato praticato presso il policlinico di Padova. Proprio dove tutta la lunga, e fino a quel momento infruttuosa, trafila era iniziata.


Questa storia riporta l’attenzione sull’applicazione della legge 194, che recentemente era ritornata sotto i riflettori per via della decisione della regione Lazio di indire un bando per l’assunzione di due medici che avessero come requisito obbligatorio quello di non essere obiettori.

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L’aborto in Italia è legale dal maggio del 1978, eppure tutt’ora è spesso complicato riuscire a interrompere la gravidanza presso una struttura pubblica. Proprio per garantire alle donne il rispetto di questo diritto, il presidente Nicola Zingaretti e la sua giunta avevano deciso di riservare il concorso per due posti da ginecologo al San Camillo di Roma esclusivamente ai non obiettori. Decisione che si è attirata le critiche della CEI, dell’Ordine dei medici della Capitale, di numerosi esponenti politici e perfino del ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

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